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			<title><![CDATA[IL SECONDINO SEI TU]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div class="imTACenter"><br></div><div data-line-height="1" class="imTACenter"><div> <span class="fs14lh1-5"><b>Il potere che continui a esercitare per loro, senza accorgertene.</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Tempo fa ho letto una frase che diceva, in sostanza: il sistema è troppo vasto per essere combattuto; l’unica cosa su cui possiamo davvero intervenire è il nostro sistema di credenze.</span></div><div class="imTALeft"><span class="imTACenter fs14lh1-5">Contiene un fondo di verità. </span></div><div class="imTALeft"><span class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Ed è proprio per questo che è così comoda da usare per mentire</span><b>.</b></span></span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">È vero che l’unico territorio su cui ciascuno di noi ha un potere diretto è se stesso. Non riformiamo la mente degli altri per decreto, non dissolviamo un’istituzione con un esercizio di respirazione o gli squilibri economici con un fine settimana trasformativo. Possiamo però guardare che cosa ci abita, quali convinzioni muovono le nostre scelte e quanta parte di ciò che chiamiamo inevitabile sia soltanto una narrazione diventata familiare.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma se da qui deduciamo che le strutture esterne non contino, abbiamo solo sostituito il fatalismo politico con il narcisismo spirituale. Il sistema non svanisce perché hai lavorato su te stesso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Le leggi esistono. Gli interessi esistono. E con loro gli apparati, la proprietà dei media, il potere delle piattaforme di decidere cosa vedrai per primo e cosa non vedrai mai.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Il sistema esiste fuori di noi. Ma continua a funzionare anche attraverso di noi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/scacchi1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"> Combattere non è ancora cambiare</span></div> <div><b class="fs14lh1-5"><i>Eckhart Tolle</i></b> scrive che ciò che combattiamo si rafforza e ciò a cui resistiamo persiste. Una frase facile da trasformare in carezza spirituale, servita a chi invece dovrebbe opporsi, denunciare o andarsene. <span class="fs14lh1-5"><b>Non credo voglia dire questo</b></span>. A volte combattere è necessario. </div><div>Il problema è credere che essere contro qualcosa contenga già una direzione.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Non la contiene.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Se tutta la mia identità si organizza intorno al nemico, dipendo da lui. Ne parlo la lingua, ne conservo il perimetro, gli lascio il compito di dirmi chi sono. E anche quando vinco, rischio di rimontare la stessa struttura con altri simboli e nuovi amministratori.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div><b class="fs14lh1-5">Il cambiamento vero chiede un passo in più, </b>non basta rifiutare ciò che non vogliamo, bisogna rendere pensabile e abitabile ciò verso cui andiamo. E prima ancora, accettare il punto di partenza.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Accettare non è approvare ma è guardare senza falsificare. <span class="fs14lh1-5"><b>Non cambio ciò che nego</b></span>, e non supero ciò a cui mi limito a oppormi.</div> <div>Vale anche per le identità che ci vengono cucite addosso.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>A un mio amico, tolto un tumore alla tiroide, hanno detto che da quel giorno sarebbe stato un malato cronico. La definizione aveva una base clinica: terapia sostitutiva e controlli a vita. Ma una necessità terapeutica non è l’identità di una persona. In quel preciso momento era anche un uomo libero dalla malattia.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>In un altro caso, dopo un intervento oncologico, un medico disse alla paziente: «In questo momento lei è guarita. La mente ha bisogno di uno spazio in cui sa di essere sana».</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Non negava i controlli né il rischio. Separava la diagnosi dalla persona, per impedire che un futuro possibile colonizzasse tutto il presente. Aver bisogno di monitoraggio non obbliga a <span class="fs14lh1-5"><b>indossare senza sosta l’identità di malata</b></span>.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Ciò in cui crediamo non fabbrica la realtà a piacere. Pensarsi sani non impedisce una recidiva, identificarsi come malati non la provoca: l<span class="fs14lh1-5"><b>a malattia non è un referendum sull’ottimismo del paziente.</b></span> Crederlo sarebbe pseudoscienza, oltre che una forma particolarmente elegante di crudeltà. Ma aspettative, parole e contesto cambiano il modo in cui percepiamo i sintomi, li interpretiamo e reagiamo. Placebo e nocebo mostrano che questa influenza arriva fino a risposte psicobiologiche misurabili.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Una definizione, una volta interiorizzata, smette di descrivere una condizione e comincia a organizzare un’identità.</div> <div>Da qui in poi la faccenda smette di essere privata.</div><div><br></div> <div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il sistema non ha un’anima</span></div> <div>Parliamo del <span class="fs14lh1-5"><b>“sistema” </b></span>come di un’entità con una coscienza propria: un organismo che pensa, decide e agisce sopra le nostre teste. È un’immagine rassicurante. Se il sistema è un gigantesco soggetto esterno, a noi resta solo il ruolo di vittime o di oppositori. In entrambi i casi, la colpa è sempre altrove.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Ma <span class="fs14lh1-5"><b>il sistema non ha un’anima</b></span>. Ha strutture, incentivi, apparati e canali attraverso cui certe versioni della realtà diventano più visibili, plausibili e ripetibili di altre.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Noi <span class="fs14lh1-5"><b>abitiamo quelle versioni</b></span>. E abitandole, <span class="fs14lh1-5"><b>le rendiamo reali</b></span>.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Non è uno schema binario, con la mente collettiva da un lato e la cultura dall’altro. È <span class="fs14lh1-5"><b>un circuito che si autoalimenta</b></span>. Le strutture producono norme e narrazioni; le narrazioni attivano paure, desideri, appartenenze; gli individui le traducono in comportamenti; i comportamenti ripetuti legittimano le strutture che li avevano innescati. Il cerchio si chiude.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Il sistema non deve convincerci ogni mattina. Gli basta che abbiamo imparato a chiamare “naturale” ciò che abbiamo smesso di interrogare.</div><div><br></div> <div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/dadi.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Le immagini che si risvegliano</span></div> <div>Qui entra Jung, non quello ridotto a deposito di opinioni condivise. <span class="fs14lh1-5"><b>Per Jung l’inconscio collettivo non contiene le credenze di una società</b></span>: è uno strato psichico più profondo, fatto di forme archetipiche, possibilità universali di rappresentazione che ogni cultura riveste di immagini e racconti diversi.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div><span class="fs14lh1-5"><b>Le narrazioni non inventano gli archetipi</b></span>, e nessuno tiene in mano il telecomando dell’inconscio collettivo. Ma possono svegliarne alcune configurazioni e lasciarne dormire altre.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Il nemico da espellere. Il salvatore a cui consegnarsi. Il traditore. Il sacrificio necessario. Immagini antiche, capaci di mobilitare emozioni molto prima che il pensiero arrivi a guardare i fatti.</div><div><br></div> <div>Chi controlla una fetta consistente della produzione e della distribuzione simbolica non controlla la psiche umana. Ma decide quali immagini restano sempre a portata di mano, quali paure ottengono un volto, quali desideri sembrano avere una sola uscita possibile.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Non è magia. Ed è fin troppo documentato per liquidarlo come complottismo.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Da decenni la ricerca sulla comunicazione lo chiama con tre nomi: <span class="fs14lh1-5"><b><i>agenda-setting</i>, <i>framing</i> e <i>priming</i></b></span>. Quali temi ricevono attenzione, dentro quale cornice, con quali criteri finiamo per giudicare persone ed eventi. Non serve falsificare una notizia. Basta sceglierla, piazzarla, ripeterla e metterla accanto a qualcosa di emotivamente travolgente.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Una tragedia riempie la mente di immagini immediate; una notizia sul sistema finanziario globale chiede tempo, competenze, attenzione. Alternarle nel modo giusto cambia ciò che il pubblico ricorderà come importante. Può nascere da una strategia politica, dalla guerra per l’audience, dagli interessi economici o dalla pura logica dell’attenzione. Non serve un burattinaio. </div><div>Bastano interessi che convergono e incentivi allineati. <span class="fs14lh1-5"><b>È peggio così: un complotto lo smascheri, un sistema di incentivi no</b></span>.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Con ogni governo cambia anche la macchina della comunicazione. Chi la considera un dettaglio estetico non ha capito il gioco. Il potere ha sempre avuto bisogno di simboli, racconti, ripetizione; oggi ha anche dati, profilazione e sistemi che misurano in tempo reale quali messaggi trattengono l’attenzione e quali emozioni scatenano una reazione.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Qualcuno usa tutto questo a proprio vantaggio? Ovviamente sì. Governi, gruppi economici, media e piattaforme non sono ordini contemplativi: hanno obiettivi, interessi e risorse. Ammetterlo non vuol dire fantasticare una regia unica e onnipotente. Vuol dire smettere di fingere che il potere sia privo di intenzioni, proprio mentre le attribuiamo a un sistema astratto.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-8" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/scacchi2.jpg"  title="" alt=""/><br></div> <div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">“Uscire” dal sistema</span></div> <div>Non possiamo uscire dall’inconscio collettivo, né vivere del tutto fuori dalle strutture sociali. Possiamo però uscire dall’identificazione inconsapevole con la narrazione dominante.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>L’individuazione di cui parla Jung non ci rende immuni dal collettivo. Ci fa accorgere di quando una paura, un ruolo, un’appartenenza stanno pensando al posto nostro. Non cancella il condizionamento: lo rende visibile. E ciò che diventa visibile perde parte del potere che esercitava fingendosi natura.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Chi “esce dal sistema” non emigra in una zona psichica extraterritoriale. Smette di indossare come inevitabile l’identità che quel sistema aveva preparato per lui. Comincia a separare ciò che è davvero sua esperienza da ciò che è stato ripetuto tanto a lungo da spacciarsi per verità interiore.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Non diventa incontrollabile. Diventa solo più difficile da governare tramite ciò che non vede.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il lavoro individuale, da solo, non basta. Se resta privato diventa un privilegio ben arredato: io mi libero dentro, mentre le condizioni che schiacciano gli altri restano intatte. Le strutture cambiano quando abbastanza persone smettono di riprodurre una norma, rendono visibile un’alternativa e passano la soglia oltre cui anche gli altri possono immaginarsi diversi.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il sistema non cambia quando in abbastanza cominciano a odiarlo. Cambia quando in abbastanza smettono di prenderlo per l’unica realtà possibile e iniziano a rendere praticabile qualcos’altro.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div><b class="fs14lh1-5">Chi controlla i controllori?</b></div> <div>Chi decide quali narrazioni vengono amplificate? Chi guadagna dalle immagini che risvegliano? E chi sorveglia chi possiede il potere di orientare l’attenzione di tutti?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div>Domande necessarie. Ma la più scomoda riguarda noi:</div> <div><i>quanta parte del loro controllo la esercitiamo noi, ogni volta che scambiamo una narrazione per l’unica realtà possibile?</i></div><div><i><br></i></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">MONICA </span>MORO</b></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5"><i>AI SME</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Identity &amp; Relational Researcher and coach</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Co-author of <a href="https://www.amazon.it/femminicidio-non-raptus-Identitario-Relazionale/dp/B0GP75QMKT" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1">“<span class="cb1">Il femminicidio non è un raptus – La teoria del Collasso Identitario Relazionale (CIR)</span></span></a><span class="cf1 cb1">”</span></i></span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><i><span class="cf2">SEGUI MONICA MORO SU </span><span class="cf1 cb1"><a href="https://www.linkedin.com/in/monica-moro-mm/" target="_blank" class="imCssLink">LINKEDIN</a></span></i></span></div><style type="text/css"> 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		h2 { orphans: 2; color: #0f4761; direction: ltr; line-height: 116%; text-align: left; page-break-inside: avoid; widows: 2; margin-top: 0.28cm; margin-bottom: 0.14cm; background: transparent; page-break-after: avoid } 		h2.western { font-family: "Aptos Display", serif; font-size: 16pt } 		h2.cjk { font-size: 16pt; font-family: &nbsp;} 		h2.ctl { font-family: ; font-size: 16pt } 		p { direction: ltr; line-height: 115%; text-align: left; orphans: 2; margin-bottom: 0.25cm; widows: 2; background: transparent } 	</style></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LA FARFALLA DELL'INFINITO]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">La storia di Alì Gioielli e del suo fondatore</span></b></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs14lh1-5">Prima che la materia prenda forma, c’è una soglia invisibile dove risiede il pensiero.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs14lh1-5">Ogni gioiello, prima di sfiorare la pelle, è stato un desiderio, un’intuizione nell'animo di chi ha osato immaginarlo.</span></i></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs14lh1-5">Per Rosario Alì non si tratta di una teoria, ma di una liturgia familiare che dura da tre generazioni.</span></i></div><div data-line-height="1" class="imTACenter"><i><br></i></div><div class="imTACenter"><i><b><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></i></div><div><span class="fs14lh1-5">Il viaggio di Alì Gioielli non nasce nell'ovatta di un atelier, ma nel calore dell'Eritrea. Ad Asmara, lo zio di Rosario scopre un giacimento d'oro durante gli scavi per un ponte. È l'incipit di una saga reale dove protagonisti sono l'investimento, il ritorno immediato del capitale, poi l'ombra della guerra civile che impone la fuga. Lo zio di Rosario, rientrato in Sicilia, a Serradifalco, riparte da zero fondando la prima gioielleria di famiglia, trasformando la memoria in mestiere.</span><br></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Oggi, insieme a Lucia Palermo, Rosario trasforma quella necessità originaria in pura maestria artigiana Made in Italy. Seleziona gemme certificate GIA e IGI e dialoga con le eccellenze dell'alta oreficeria.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma la vera cifra stilistica risiede nell'anima dell'impresa, tanto che Rosario e Lucia trattano i gioielli come guardiani del tempo, talismani capaci di attraversare le genealogie caricandosi di senso</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Ascoltare il metallo, proteggere le anime</span></div><div>Ascoltare i racconti di Rosario significa disimparare la pura tecnica. Il suo non è il linguaggio freddo dei carati o della purezza; è una devozione riservata al vissuto umano, al bisogno di memoria e di protezione. </div><div>Quest’orafo gentile modella i metalli con la medesima delicatezza con cui raccoglie le confessioni dei suoi clienti e le sincronicità della vita.</div><div>Per lui, progettare significa offrire una dimora terrena a una storia sacra. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il volo dell'Infinito: dalla forma al movimento</b></span></div><div>Da questa visione ha preso vita la Farfalla dell'Infinito, l’opera concepita per l'evento <span class="fs14lh1-5"><b>"Come Farfalle – La Voce Interiore"</b></span> e presentata a Milano. Rosario non ha ritratto semplicemente la farfalla nella sua staticità, ma ne ha intrappolato la scia: la traiettoria di un volo che traccia, nell'aria, l'ansa dell'eterno ritorno.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>La Farfalla</b></span> è Metamorfosi, schiusa spirituale, ed ascolto profondo, </div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>L'Infinito</b></span> è La promessa che l'evoluzione <span class="fs14lh1-5">non conosce recinti, ma solo nuovi orizzonti.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div>All’origine della Farfalla dell’Infinito vi è la consonanza alchemica con <span class="fs14lh1-5"><b>Luana De Carlo, la "Sorella dell'Etna"</b></span>, come affettuosamente Rosario chiama Luana. </div><div>Ci ha raccontato di un incontro non casuale, capace di schiudere porte interiori e donare al gioiello il respiro delle tante storie femminili che l'evento custodisce.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Da Milano a Bologna: il volo del simbolo</b></span></div><div>Dopo il debutto milanese, La Farfalla dell’Infinito vola verso l'edizione bolognese di "Voce Interiore". </div><div>Rosario e la sua Alì’ Gioielli partecipa come sponsor, ma la sua è un'adesione d’anima, non una fredda presenza commerciale. Il gioiello da lui creato è vivo perché raccoglie le voci delle donne che incontra in ogni tappa, arricchendosi di nuova linfa.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><div>Proprio a Bologna, nella cornice magica e senza tempo dell’Accademia dei Notturni, questa presenza si farà ancora più concreta ed esperienziale. Venerdì infatti, <span class="fs14lh1-5"><b>Rosario Alì condurrà insieme a Lucia Perfetti il workshop “Brilla e non fermarti”</b></span>: un momento di condivisione creativo e fuori dagli schemi dove l’Arteterapia incontrerà la sua visione d'impresa e d'arte. Un laboratorio dinamico pensato per far emergere l'autenticità, i talenti e il carisma di ogni partecipante.<div><br></div><div>Schierarsi al fianco della voce femminile con la propria opera e guidare un’esperienza di ricerca interiore significa sovvertire la logica dell'ornamento ostentato per restituire al gioiello e al gesto creativo la sua funzione antica: quella di manifesto dell'anima.</div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La linfa e il viaggio </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>"La donna è la linfa vitale dell'universo." </i></span>Nelle parole di Rosario non c’è ombra di retorica promozionale, ma il principio informatore della sua arte. La Farfalla dell'Infinito non celebra una bellezza statica, ma il travaglio e la grazia del divenire. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il viaggio di questo simbolo è appena cominciato e per noi è un volo che non chiede di essere catturato, ma soltanto seguito.</div></div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/FOTO-ALi.png"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b><i>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</i></b></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Scopri un mondo di emozioni</i></span></div><div><b class="fs12lh1-5"><i><span class="cf1">ROSARIO ALI' </span>DESIGNER DI GIOIELLI</i></b></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>realizzo gioielli che raccontano Te</i></span><div><span class="fs12lh1-5"><i>in oro e gemme preziose</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>esperto di gioielli moda e design</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Seguimi e scopri un mondo di emozioni </i></span></div><div><a href="https://www.instagram.com/rosario.ali_designerdigioielli/" target="_blank" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5 cb1"><b><span class="cf1"><i>INSTAGRAM </i></span><span class="cf1"><i>rosario.ali_designerdigioielli</i></span></b></span></a></div><div><i><span class="fs12lh1-5"><b><a href="https://ali-gioielli.com/" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">SITO WEB &nbsp;ALI'-GIOIELLI.COM</span></a></b></span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[SAN PETRONIO-Illuminati (con precisione)]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">Bologna, a fine estete, è una sauna gotica. </span></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">Io ci sono andato, con la giacca sbagliata per la stagione </span></b><b class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">e lo sguardo di chi finge di essere lì per caso. </span></b></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Non si va per caso a San Petronio.....</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">.....Ci si va perché qualcuno, secoli fa, ha deciso di misurare il tempo dentro una chiesa e non fuori, facendo un dispetto magnifico alla teologia ufficiale, un atto di fede diverso da quello che il Vaticano avrebbe preferito.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ora non pretendo credenziali, ho solo passato più anni a interpretare simboli di quanti ne servano a laurearsi due volte, dettaglio che non paga l'affitto ma insegna comunque l'antica e troppo sottovalutata arte della pazienza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/cassini2.png"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1"><br></span></div><div><div>Sono entrato in basilica un quarto d'ora prima di mezzogiorno, con la stessa ansia di chi aspetta un responso medico. </div><div>In terra, obliqua e indifferente alle mie categorie spirituali, <span class="fs14lh1-5"><b>corre La Linea</b></span>: sessantasette metri di ottone incassati nel marmo, tracciati nel 1655 da <span class="fs14lh1-5"><b>Gian Domenico Cassini</b></span> dopo che i lavori di ampliamento avevano distrutto quella più antica di Egnazio Danti. </div><div>Sopra, a ventisette metri, un foro grande come una moneta aspetta il sole. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nessun altare ha mai avuto un pubblico così puntuale.</div> &nbsp;<div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/cassini.png"  title="" alt=""/><br></div><div>Alle 12 e qualche secondo, il disco di luce ha toccato il metallo ed un signore accanto a me ha detto "wow" con la voce di chi ha appena visto un miracolo. </div><div>Io avrei dovuto restare impassibile, da studioso navigato di questa materia, ed invece ho pensato: ecco il simbolo più onesto che l'esoterismo possieda, e non l'ha inventato nessuno studioso da tavolino. </div><div>Il punto che nasce dentro il cerchio, delimitato da un confine che nessuna intenzione umana può spostare a piacimento: <span class="fs14lh1-5"><b>la geometria sacra lo insegna da millenni come metafora del limite e della libertà</b></span>, qui lo si vede fare semplicemente fisica, senza bisogno di metafore. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>Cassini non ha pregato la precisione, l'ha costruita. </i></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><i>Ha usato la geometria come si usa un attrezzo, non come si accende un incenso.</i></span></div> &nbsp;<div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>E qui comincia il fastidio, il mio, verso certa spiritualità contemporanea che scambia la vaghezza per profondità. Quella Linea non perdona, perchè o il sole ci arriva sopra a mezzogiorno preciso, oppure lo strumento è tarato male e qualcuno ha sbagliato i calcoli. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Provate a dire la stessa cosa di un "risveglio energetico" certificato in un weekend, con tanto di attestato pdf. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Cassini rischiava la reputazione, non vendeva percorsi. Quando <span class="fs14lh1-5"><b>la sua meridiana confermò la seconda legge di Keplero</b></span> e servì persino a decidere se il 1700 dovesse essere bisestile, lo fece dimostrandolo, non manifestandolo. </div><div>Il sacro, quello vero, si prende la briga di avere ragione (non si accontenta dell'effimera felicità).</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Uscito dalla navata, ho fatto quello che ogni curioso decente farebbe: ho alzato il naso alla facciata incompiuta, la più grande incompiutezza gotica del pianeta, orgoglio bolognese travestito da imbarazzo. </div><div>Pare che <span class="fs14lh1-5"><b>l</b></span><span class="fs14lh1-5"><b>e sue geometrie fossero pensate dentro un cerchio ideale</b></span>, con dodici punti immaginari attorno a simboleggiare lo zodiaco. Curiosamente, le mura medievali della città avevano dodici porte. </div><div>Bologna vista dall'alto è, per chi ama le coincidenze significative, una carta astrale con la Piazza Maggiore al centro come un sole caparbio. </div><div>Non sono tenuto a crederci per fede, ma da appassionato di simboli mi tocca ammettere che la coincidenza è troppo elegante per essere solo urbanistica.</div> &nbsp;<div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ho proseguito il cammino come si fa a Bologna, un po' a caso e un po' guidati dal fegato:<span class="fs14lh1-5"><b> la Fontana del Nettuno, "il Gigante"</b></span>, eretta col linguaggio del potere papale post-tridentino a due passi da una meridiana che il potere papale l'ha sempre guardato con un certo sospetto; <span class="fs14lh1-5"><b>il portone dell'Archiginnasio</b></span> con i suoi riferimenti iniziatici e il calendario soli-lunare inciso come un memento; <span class="fs14lh1-5"><b>il vecchio ghetto</b></span>, dove si studiava la Cabbala mentre fuori si bruciavano streghe in piazza. </div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Una città che tiene insieme</b></span>, nello stesso perimetro, <span class="fs14lh1-5"><b>l'Inquisizione e l'ermetismo egizio riscoperto dall'Accademia Hermatena</b></span>, senza mai scegliere definitivamente da che parte stare. </div><div>Bologna la dotta è anche Bologna l'ambigua, e trovo che le due cose si somiglino più di quanto la retorica turistica ammetta.</div> &nbsp;<img class="image-2" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/collage-bologna.png"  title="" alt=""/><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Vengo ora alla parte che gli scettici di professione mi rimprovereranno, e che a voi lettori di INspiritualCOACHES dedico con più affetto che malizia. </div><div>Quella Linea di Cassini pone una domanda che la crescita spirituale, nella sua versione da vetrina, preferisce evitare: <span class="fs14lh1-5"><b>siete disposti a essere misurati? Non "sentiti", non "accolti", non "validati"</b></span>: misurati, con uno strumento che non tiene conto delle vostre intenzioni. </div><div>La meridiana non chiede a chi la guarda se si sente allineato, verifica se lo è, alle 12 in punto, ogni santo giorno dell'anno, capricorno o cancro che sia il segno inciso sotto i vostri piedi.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il <span class="fs14lh1-5"><b>vostro cammino interiore ha una meridiana, o solo un'estetica da meridiana</b></span>? Avete un punto, un foro nel soffitto da cui far entrare una luce che vi giudichi con la stessa indifferenza del sole, oppure preferite le lampade calde che vi fanno fare sempre bella figura? </div><div>Io un dubbio l'ho portato a casa da Bologna, insieme a una scottatura sulla nuca: forse l'iniziazione vera comincia quando si smette di cercare conferme e si comincia a cercare smentite. </div><div>Cassini non voleva essere ispirato. Voleva avere ragione fra cent'anni. Provate a dirlo, con la stessa faccia tosta, del vostro ultimo corso di crescita personale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Resto scettico per mestiere. </div><div>Ma quel punto di luce che attraversa il pavimento a mezzogiorno, quello, confesso, mi ha guardato più negli occhi di molti guru che ho incrociato nella vita di tutti i giorni.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[SOMMELIER IN COSPLAY-Il Vino secondo Emilia Braga]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><strong>il vino secondo Emilia Braga, sommelier che non teme le etichette (nemmeno quelle di Star Wars)</strong></div><div class="imTACenter"><strong><br></strong></div> <div>Ci sono sommelier che raccontano il vino attraverso il territorio, il vitigno, l'annata. Emilia Braga lo racconta attraverso una galassia lontana lontana, e per una volta la battuta non è casuale: sulle sue bottiglie compaiono etichette che sembrano uscite da un negozio di modellismo, non da un'enoteca.</div><div><br></div> <div>Diplomata in "Conseils en Sommellerie Dans L'International" presso la scuola Cafa Wine di Bordeaux, Emilia ha scelto fin da subito la strada meno prevedibile: quella della sommellerie indipendente, fuori dai circuiti da manuale delle degustazioni classiche, con l'obiettivo dichiarato di valorizzare il lavoro dei produttori e diffondere una cultura del vino autentica. Ma è quando ha deciso di far convivere il vino di qualità con l'immaginario del cosplay che la sua storia ha preso una piega che in pochi, nel settore, si sarebbero aspettati.</div> <div><br></div><div>Etichette ispirate a Star Wars, a Star Trek, a Dune, applicate non a bottiglie qualunque ma a vini selezionati con cura: è questa l'intuizione, semplice sulla carta e spiazzante nella pratica, che ha reso Emilia una figura fuori standard nell'enologia italiana. "Presa per pazza e troppo stravagante da alcune persone e colleghi", racconta lei stessa, la reazione iniziale del settore non è stata proprio un tappeto di petali di rosa. Eppure la testardaggine, quella vera, quella che a volte fa sbattere la testa contro il muro e altre volte apre porte che sembravano sprangate, l'ha tenuta sulla sua rotta.</div> <div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Professionalità con un tocco di polvere di stelle</span><br></div><div>Il punto, per chi si affretta a liquidare tutto come trovata folkloristica, è che dietro il cosplay non c'è leggerezza professionale. Emilia parla di esperienze "astrali" nel mondo del vino e della gastronomia, ma lo fa precisando, quasi a scanso di equivoci, di non voler mancare di professionalità: aggiunge solo, dice lei, "un tocco di polvere di stelle". Tradotto: la competenza tecnica resta quella di una sommelier con una formazione internazionale alle spalle, il gioco è tutto nella cornice narrativa che sceglie per farla arrivare a chi ascolta.</div> <div><br></div><div>Ed è qui che arriva la parte che interessa da vicino chi legge questa rivista. Il prossimo obiettivo dichiarato di Emilia è far degustare un buon vino "socchiudendo gli occhi e facendo scivolare le persone in un'altra dimensione": un modo elegante per dire che la degustazione, nelle sue mani, smette di essere solo un esercizio tecnico e diventa un'esperienza immaginativa, capace di far viaggiare chi assaggia senza muoversi dalla sedia.</div> <div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/selettivi1.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Appuntamento a Bologna, tra le sale dell'Accademia dei Notturni</span><br></div><div>Il 25 settembre 2026 questa filosofia sbarca a Bologna, all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, per la seconda edizione di Voce Interiore, l'evento che quest'anno porta come manifesto "Ogni donna è specchio dell'altra". Tra le 13:15 e le 14:00, nella cornice del momento dedicato al pranzo, "Il convito delle radici", Emilia Braga curerà insieme a Silvia Bernardini, Innovation Manager e CEO di Sky Walker, la vino experience che il programma della giornata battezza, non a caso, "Degustazione tra le stelle".</div> <div><br></div><div>È un abbinamento che ha una sua logica interna, se ci si pensa: un evento costruito su donne che si riconoscono l'una nell'altra, che attraversano sale affrescate e spazi diversi di una villa storica passando da un workshop all'altro, trova in una sommelier che ha reinventato il proprio mestiere fuori dagli schemi un'alleata naturale. Non parliamo di intrattenimento a margine del convegno, ma di un momento pensato per portare nel programma della giornata la stessa idea che Braga applica al vino: prendere qualcosa di codificato, quasi rituale nelle sue regole (la degustazione, tanto quanto il rito del salotto femminile), e restituirlo con una chiave che spiazza senza tradirne la sostanza.</div> <div><br></div><div>Chi frequenta gli ambienti della sommellerie sa quanto sia raro trovare chi si prende la libertà di scardinare le convenzioni di un settore notoriamente compassato, dove l'eleganza spesso coincide con la ripetizione di un copione già scritto. Emilia lo ha fatto scegliendo un immaginario che parla la lingua di generazioni cresciute con la trilogia di Guerre Stellari o con le dune di Arrakis più che con i manuali da sommelier, senza però abbandonare il rigore tecnico che la sua formazione bordolese le ha dato.</div> <div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">L'invito<br></span></div><div>Per il pubblico di Voce Interiore, molte delle quali imprenditrici e professioniste abituate a muoversi tra ambiti diversi (dal coaching alla consulenza, dalla scrittura alla fotografia, come racconta il resto del programma della giornata), la proposta di Emilia funziona anche come esempio di metodo: si può essere rigorosi e giocosi nello stesso respiro, si può portare avanti un'intuizione che il proprio ambiente professionale accoglie con diffidenza e farne, nel tempo, un tratto distintivo riconoscibile.</div> <div><br></div><div>Non è un caso che l'appuntamento con lei sia incastonato proprio nella pausa pranzo della giornata bolognese, il momento in cui il corpo, dopo ore di parole e di ascolto, chiede qualcos'altro: un bicchiere, un respiro, una parentesi che non sia un ulteriore workshop da annotare sul taccuino ma un'esperienza sensoriale a tutti gli effetti. "Vi aspetto all'evento del 25 settembre, donne", scrive Emilia chiudendo la sua presentazione, ed è un invito che si legge bene anche fuori dal contesto: diretto, senza fronzoli, con quella sicurezza di chi ha già deciso da tempo di non chiedere scusa per il proprio percorso fuori rotta.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</b></span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">EMILIA</span><span class="cf2"> BRAGA PREGNON</span></b></span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Sommelier diplomata presso </span><div><span class="fs12lh1-5">CAFA WINES - BORDEAUX</span></div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs12lh1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>I SELETTIVI DEL GUSTO</b></span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61588867839725" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">FACEBOOK</span></a></b></span></div><div><b><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.linkedin.com/in/emilia-pregnon-braga-0409643ab/" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">LINKEDIN</span></a></span></b></div><div><span class="fs12lh1-5"><b><span class="cf1"><a href="https://iselettividelgusto.com/" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">SITO WEB</span></a></span><span class="cf1"> </span></b></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[DODICI VOCI-Nessun coro]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div>Il 25 settembre, dentro l'Accademia dei Notturni a Bagnarola di Budrio, la parola "relatrice" perde in fretta il tono da convegno. Non c'è una platea seduta per otto ore davanti a un unico palco ma c'è una giornata costruita per rotazione, sei stanze che ospitano sei interventi diversi, ciascuno ripetuto due volte, perché chi partecipa possa scegliere il proprio percorso invece di subire una scaletta imposta. È già una dichiarazione di metodo: qui si sceglie, non si assiste.</div><div><br></div> &nbsp;<div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La mattina, quasi a un'unica voce</span></div> &nbsp;<div>Ad aprire i lavori, fuori dallo schema a stanze che caratterizzerà il pomeriggio, è <b class="fs14lh1-5"><i>l'avvocata Giovanna Gentile</i></b>, che introduce il momento di accoglienza, Giovanna sarà anche a disposizione delle partecipanti con uno sportello d'ascolto, per chi lo desidera è possibile prenotare un colloquio individuale della durata di circa 30 minuti.</div><div><b class="fs14lh1-5"><i>Alessandra Rosa e Jenny Felici</i></b> portano insieme <span class="fs14lh1-5"><b>"Io c'ero anch'io", storie di successo raccontate a due voci, una counselor e un'avvocata</b></span>. </div><div>Non è un dettaglio da poco questo, il tema della giornata non resta confinato al lessico abituale del coaching, ma si allarga a chi il cambiamento lo pratica anche in tribunale o in uno studio legale.</div><div><br></div> &nbsp;<div>Prima di pranzo, <b class="fs14lh1-5"><i>Elisa Felisatt</i></b><i><b class="fs14lh1-5">i</b> </i>apre il primo vero workshop con un titolo che gioca deliberatamente sul paradosso: "<span class="fs14lh1-5"><b>Brava da sola. Indomita insieme"</b></span>. Autonomia e appartenenza tenute in tensione, non scelte l'una contro l'altra: è un buon indizio di dove punta l'intera giornata.</div> &nbsp;<div>Il pranzo stesso diventa un intervento a tutti gli effetti. <b><span class="fs14lh1-5">"Il convito delle radici" è accompagnato dalla wine experience "Degustazione tra le stelle" di </span><span class="fs14lh1-5"><i>Emilia Braga e Silvia Bernardini</i></span></b>: sulla carta un accostamento decisamente insolito, una sommelier che lavora anche come cosplayer e un'innovation manager alla guida di un'azienda che si chiama Sky Walker. Messe una accanto all'altra, raccontano però bene lo spirito dell'evento: si può prendere sul serio un tema senza prendersi troppo sul serio come persone. Un pizzico di leggerezza che, detto da chi scrive spesso di simboli e philosophia, è un sollievo.</div><div><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/relatrici1.png"  title="" alt=""/><br></div> &nbsp;<div><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/relatrici2.png"  title="" alt=""/><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il pomeriggio si moltiplica: sei stanze, otto percorsi</span></div> &nbsp;<div>Dalle 14 alle 16:40 il programma si apre a ventaglio. Sei spazi, sei voci, ciascuna ripetuta identica nei due turni, tranne una eccezione su cui torno tra poco.</div> &nbsp;<ul> <li><strong>Sala Grande</strong>, Lucia Perfetti, "Brilla e non fermarti": il titolo più diretto e meno mediato di tutta la giornata, quasi uno slogan.</li> <li><strong>II Sala</strong>, Selena Salustri e Claudia Giampaoli, "L'archetipo in scena": il registro visivo e fotografico entra nel discorso, coerente con il mestiere di chi lo firma.</li> <li><strong>III Sala</strong>, "L'equilibrio tra due mondi" di Silvana Bruno e Grace Mazzara nel primo giro, sostituito da "Leggere la voce della propria storia" di Giovanna Gay nel secondo. È l'unica stanza che nei due turni cambia contenuto invece di ripeterlo.</li> <li><strong>IV Sala</strong>, Bianca Simone, "Dalla voce alle emozioni per comunicare meglio": il titolo più tecnico del pomeriggio, e non stona, visto il profilo di chi lo porta.</li> <li><strong>Giardino</strong>, Elizete Jussara Dos Santos, "Un cuore che ride": l'unico intervento programmato all'aperto, e l'unico con un titolo che si concede un sorriso dichiarato nel testo.</li> <li><strong>Porticato</strong>, Fulvia Follin, "Donna allo specchio": qui, e solo qui, torna esplicito il filo conduttore dell'evento, "ogni donna è specchio dell'altra". Non è un caso che accada nello spazio più aperto e meno "in scena" di tutti.</li> </ul><div><br></div> &nbsp;<div>Dopo il ritorno in plenari per "l'elisir di mezza giornata", quindici minuti sono riservati a <span class="fs14lh1-5"><b>Stefania Nalin per Tipitaly</b></span>, con la consegna delle tessere omaggio ed un intervento breve che segnala una collaborazione che nasce e un contenuto da approfondire.</div> &nbsp;<div>Chiude la giornata <span class="fs14lh1-5"><b>Barbara Boaglio con il workshop "Il tuo nord sei tu"</b></span>, prima del cerchio conclusivo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[IL TUO NORD SEI TU-Smetti di cercare Fuori]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i><br></i></b></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i>Smetti di cercare fuori il Tuo nord</i></b></div><div><br></div><div><div>In un panorama professionale che spinge costantemente a cercare risposte, validazioni e scorciatoie all'esterno, la vera svolta parte da un'unica, radicale domanda: dove si trova il nostro centro? </div><div>Nonsi tratta di una domanda retorica da corso motivazionale ma è proprio l'interrogativo attorno a cui si sviluppa l'intero intervento di<span class="fs14lh1-5"><b> Barbara Boaglio, mentore per imprenditrici</b></span> e una delle figure centrali dell'evento<span class="fs14lh1-5"><b> "Voce Interiore – Ogni donna è specchio dell'altra"</b></span>, in programma per il 25 settembre 2026 nella cornice di Villa Accademia dei Notturni a Bagnarola di Budrio, Bologna.</div> <div><br></div><div>Barbara non arriva a questo tema per caso. </div><div><br></div><div>Vent'anni alla guida di un'azienda tecnica in un settore quasi interamente maschile le hanno insegnato una cosa prima di ogni altra, la fermezza si costruisce, non si eredita, e nessuna strategia regge se non poggia su fondamenta reali. </div><div>È lo stesso principio che porta oggi nel suo lavoro di mentoring con il progetto <span class="fs14lh1-5"><b>Imprenditrici in Crescita</b></span>, e che diventa il cuore pulsante del suo intervento a Voce Interiore.</div> <div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Il-tuo-Nord-Boaglio.jpg"  title="" alt=""/><br></div> <div>L'intervento guidato da Barbara Boaglio, intitolato<span class="fs14lh1-5"><b> "Il tuo nord sei tu"</b></span>, rappresenta il vero cuore concettuale e operativo dell'appuntamento. </div><div>Non un momento di ispirazione fine a se stessa, ma un passaggio in cui l'ispirazione cede il posto a un metodo pratico e a una consapevolezza concreta.</div> <div>Nello spazio di un'ora ad alta intensità, dalle 17:15 alle 18:15, Barbara propone, a chi partecipa, un ribaltamento di prospettiva per chi fa impresa, o anche solo per chi intende riprendere in mano le redini della propria evoluzione personale. </div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il focus si sposta dalla dipendenza all'autosufficienza</b></span> cosicchè si smette di rincorrere modelli, formule o strategie altrui, e <span class="fs14lh1-5"><b>si comincia a far emergere il proprio "perché" più profondo</b></span>, quello che nessun corso online può insegnare al posto tuo.</div><div><br></div> <div><span class="fs14lh1-5"><b>Il metodo che guida</b></span> questo lavoro si chiama <b><span class="fs14lh1-5">Cime e Valli, </span></b><span class="fs14lh1-5">attraverso</span> un esercizio analitico e introspettivo, si viene guidati a ripercorrere la propria storia personale e professionale, rileggendo i momenti di picco e di caduta non come semplici ricordi, ma come vere risorse strategiche per il futuro. </div><div>L'obiettivo non è consegnare ricette preconfezionate, quelle che promettono risultati identici per persone diversissime tra loro. È dotare ciascuna persona di uno strumento concreto per mappare le proprie risorse interiori e definire una direzione autonoma, solida, al riparo dalle fluttuazioni esterne e dall'ultima moda del momento.</div><div><br></div> <div><strong>Un'esperienza di rispecchiamento e trasformazione</strong></div> <div>Organizzato all'interno della giornata ideata da <span class="fs14lh1-5"><b>Come Farfalle</b></span>, l'intervento di Barbara Boaglio offre l'occasione di muoversi in uno spazio di confronto autentico, dove dimensione personale, visione e efficacia strategica smettono di essere compartimenti stagni. </div><div>Un approdo fondamentale per chi desidera smettere di cercare indicazioni all'esterno e scegliere, finalmente, di diventare il proprio punto di riferimento.</div> <div>Chi ha seguito l'intervista di agosto a Barbara Boaglio ritroverà qui, applicato e reso operativo, lo stesso principio che attraversa tutto il suo lavoro: prima l'identità, poi la strategia. </div><div><br></div><div>Il resto, comprese le fondamenta più solide, si costruisce solo dopo aver risposto a questa domanda.</div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><b class="fs14lh1-5 cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</b></div><div data-line-height="1" class="lh1"><b class="fs14lh1 cf1"><br></b></div><div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs14lh1-5 cf1">BARBARA</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">BOAGLIO</span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">mentore per imprenditrici che hanno un'attività avviata e vogliono uscire dal passaparola per costruire qualcosa di sostenibile.</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs12lh1-5">LINK UTILI</span></b><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://imprenditriciincrescita.it/barbara-boaglio" target="_blank" class="imCssLink">Imprenditrici in Crescita</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://imprenditriciincrescita.it/analisi-strategica-personalizzata-delle-4-leve-100-posti" target="_blank" class="imCssLink">Analisi Strategica delle 4 Leve</a></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs12lh1-5">IL MIO LIBRO</span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="cb1"><span class="fs12lh1-5 cf2"><a href="https://store.youcanprint.it/futuro-ulteriore-una-mappa-per-tracciare-nuove-rotte-al-femminile/b/0cc827bd-d4df-57bd-92ad-f7621eb67960" target="_blank" class="imCssLink">Futuro Ulteriore</a></span><span class="fs12lh1-5 cf3">e</span></span><b><br></b></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs12lh1-5">I MIEI SOCIAL</span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://www.linkedin.com/in/barbaraboaglio/" target="_blank" class="imCssLink">Linkedin</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://www.instagram.com/imprenditriciincrescita" target="_blank" class="imCssLink">Instagram</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://www.youtube.com/@imprenditrici_in_crescita?reload=9&cbrd=1" target="_blank" class="imCssLink">YouTube</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://www.spreaker.com/podcast/allearsi-per-crescere--3113852" target="_blank" class="imCssLink">Podcast Allearsi per Crescere</a></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 cf2 cb1"><a href="https://www.spreaker.com/podcast/la-forza-delle-donne--5650702" target="_blank" class="imCssLink">Podcast La Forza delle Donne</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/?il-nord-non-e-fuori-sei-tu</link>
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			<title><![CDATA[IL VALORE NON SI SCONTA-Si riconosce]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i>Intervista a Stefania Nalin, fondatrice di TipItaly, partner della seconda edizione di Voce Interiore</i></b></div> &nbsp;<div><br></div><div>C'è un filo che lega l'esperienza di <strong>Voce Interiore</strong> alla storia di TipItaly, ed è più diretto di quanto sembri a un primo sguardo. </div><div>L'evento nato da Come Farfalle parla a donne che vogliono comunicare il proprio valore senza tradirsi, senza dover alzare la voce per farsi notare. </div><div>TipItaly, dal lato delle imprese, nasce dalla stessa domanda: come si costruisce un valore che l'altro riconosce davvero, senza ridurlo a uno sconto. </div><div>Non stupisce che il 25 settembre, all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, i due percorsi si incontrino: Stefania Nalin partecipa come partner della seconda edizione di Voce Interiore, e a tutte le partecipanti della giornata consegnerà in omaggio la <span class="fs14lh1-5"><b>TipItaly Card</b></span>. </div><div>Da questa occasione è nata anche una conversazione più ampia, il primo passo di un dialogo tra TipItaly e il progetto spiritualCOACHES che, ne siamo certi, continuerà oltre queste pagine.</div><div><br></div> <div><strong class="fs14lh1-5"><i>Stefania, cosa hai riconosciuto subito nei valori di Voce Interiore?</i></strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>L'idea che il valore non abbia bisogno di essere gridato per essere riconosciuto. </div><div>Chi partecipa a Voce Interiore lavora ogni giorno per portare fuori la propria voce autentica, senza modelli forzati ed è esattamente il principio su cui costruiamo TipItaly dal lato delle imprese, offrendo un vantaggio concreto che le persone sentono come vero si riconosce da solo, non ha bisogno di essere urlato in una promozione.</div> &nbsp;<div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Tipitaly-card.png"  title="" alt=""/><strong><br></strong></div><div class="imTACenter"><strong><br></strong></div><div><strong class="fs14lh1-5"><i>Raccontaci come nasce TipItaly.</i></strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>Da un problema molto concreto, che vediamo identico in migliaia di piccole imprese italiane, nei bar, centri estetici, ristoranti, studi professionali i clienti tornano meno spesso, il costo per acquisirne di nuovi cresce, la fedeltà non è più un'abitudine ma una scelta che va rinnovata ogni volta. </div><div>Il problema non era mai il prodotto. Era quello che succedeva dopo l'acquisto. </div><div>Un cliente nuovo costa, un cliente che torna fa guadagnare, TipItaly nasce per dare alle imprese uno strumento vero per costruire quel ritorno.</div> &nbsp;<div><strong><br></strong></div><div><strong>Cosa distingue davvero la card da uno sconto o da una raccolta punti?</strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>La sostanza. </div><div>Uno sconto riduce il valore di quello che vendi, una raccolta punti chiede al cliente di aspettare. </div><div>La TipItaly Card consegna subito un vantaggio concreto (un soggiorno, una tutela, un servizio) che la persona percepisce come un dono vero. Non un premio simbolico destinato a un cassetto, è qualcosa che si usa davvero, tutto l'anno.</div> &nbsp;<div><strong><br></strong></div><div><strong>Con la Business Collection, in partnership con Redion, che raccoglie e porta avanti l'esperienza di Europ Assistance nei servizi di assistenza e Care, avete allargato lo sguardo dal viaggio al welfare. Cosa cambia per chi la offre?</strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>Cambia il tipo di valore che l'azienda può offrire. </div><div>Con le nuove soluzioni TipItaly non parliamo più soltanto di viaggi ed esperienze, ma entriamo nella quotidianità delle persone e delle loro famiglie. Parliamo di servizi di consulenza sanitaria, supporto psicologico e assistenza per gli imprevisti che possono accadere in casa. L'azienda può così scegliere di offrire non un semplice premio, ma qualcosa che può essere realmente utile durante tutto l'anno. </div><div>Ed è proprio questa la direzione che vogliamo dare a TipItaly, creando strumenti che abbiano un costo sostenibile per l'impresa, ma un valore percepito molto più alto per chi li riceve. </div><div>Perché alla fine non conta soltanto quanto un'azienda spende per un benefit, conta quanto valore riesce a far percepire alla persona che lo riceve.</div> &nbsp;<div><strong><br></strong></div><div><strong>Per chi lavora nel mondo olistico - strutture ricettive, coach, professionisti della community spiritualCOACHES - dove si trova il vantaggio concreto di aderire?</strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>In più direzioni, ed è questo che lo rende interessante. </div><div>Una struttura ricettiva può offrire la card ai propri ospiti come chiusura di un soggiorno, senza scontare il proprio prezzo ma aggiungendo un valore che il cliente porta a casa. Oppure può entrare nel circuito di strutture convenzionate e intercettare nuove prenotazioni da chi possiede già una card. </div><div>Per chi fa coaching o counseling, la card può diventare la chiusura elegante di un percorso, o uno strumento per premiare collaboratori e reti. </div><div>In tutti i casi, il messaggio resta coerente con quello che chi lavora sulla crescita personale racconta ogni giorno: il valore vero si riconosce, non si scala.</div> &nbsp;<div><strong><br></strong></div><div><strong>Il 25 settembre sarai a Bologna. Cosa porti, oltre alle card?</strong></div><div data-line-height="1" class="lh1"> &nbsp;</div><div>Porto la stessa domanda che ci facciamo ogni giorno costruendo TipItaly: come si dà alle persone qualcosa che le faccia rimanere contente di aver ricevuto, non qualcosa che dimenticano il giorno dopo. Voce Interiore lavora su questo con la voce e la presenza delle donne che partecipano; noi ci proviamo con strumenti concreti per le imprese. </div><div>Mi piace pensare che da questo incontro, e da questa conversazione con INspiritual, possa nascere qualcosa di più stabile con il mondo di spiritualCOACHES, credo sia un terreno comune su cui costruire, non solo un'occasione isolata.</div> &nbsp;<div><div><b><span class="fs14lh1-5 cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></div></div><div><b><span class="fs14lh1-5 cf1"><br></span></b></div><div><strong>Voce Interiore — II edizione, 25 settembre 2026, Accademia dei Notturni (Bagnarola di Budrio, Bologna)</strong> Una giornata immersiva ed esperienziale dedicata alle donne, tra workshop, talk e momenti di condivisione, organizzata da Come Farfalle. </div><div>TipItaly è partner dell'evento: nel programma della giornata è previsto un intervento di Stefania Nalin con la consegna della TipItaly Card a tutte le partecipanti.</div><div><br></div><div><i><span class="fs14lh1-5"><b>Per conoscere Stefania</b></span>: <span class="cf1 cb1"><a href="https://www.linkedin.com/in/stefania-nalin-a5b518179/recent-activity/all/" target="_blank" class="imCssLink">Linkedin</a></span></i></div><div><em><span class="fs14lh1-5"><b>Per saperne di più su TipItaly</b></span>: <span class="cf1 cb1"><a href="https://www.tipitalybusiness.com/home" target="_blank" class="imCssLink">tipitalybusiness.com</a></span></em></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/?il-valore-non-si-sconta-si-riconosce-</link>
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			<title><![CDATA[FARFALLE IN TAZZA-Elisir di mezza giornata]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i>La pausa che a Voce Interiore vale quanto una sessione plenaria</i></b></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft">Alle 16:40 di venerdì 25 settembre, all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, succederà una cosa che nei programmi degli eventi di solito passa in sordina: tutte le partecipanti torneranno a riunirsi in Sala Grande ma non per un altra conferenza, e neppure per un altro esercizio guidato. </div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Per fermarsi.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Simona Beffa ha chiamato questo spazio "Elisir di mezza giornata", ed è un nome che dice esattamente quello che serve. È il momento in cui una giornata costruita per ascoltare la propria voce interiore si prende venti minuti per fare la stessa cosa su un piano più semplice: rallentare, respirare, bere qualcosa di buono con le mani intorno a una tazza calda invece che intorno al telefono.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">A rendere possibile questo intervallo c'è Lisa ed il suo Gəlosità, &nbsp;affiancata da Erbe Cilento e Carichissimo.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Dicevamo prima che la nota dolce dell'Elisir arriva da Como, dalla gelateria e pasticceria Gəlosità, aperta nel 2022 da Lisa dopo undici anni di esperienza nel settore. </div><div class="imTALeft">Gelato artigianale mantecato a vista, senza conservanti né coloranti, affiancato da una pasticceria fresca che spazia dalla scrocchiarella alle focaccine. </div><div class="imTALeft">Il nome gioca sulla parola gelosia, ed è uno di quei casi in cui il gioco di parole è anche letteralmente vero: chiedere la ricetta, meglio di no.</div><div class="imTALeft">Un dettaglio che dice molto dello spirito di Gəlosità, Lisa pensa dolcezze anche per gli amici a 4 zampe, con una linea di biscottini e torte pensata apposta per loro. </div><div class="imTALeft">Non è un'operazione di marketing, è semplicemente coerenza che Lisa descrive così: " se la cura per i dettagli è reale, non si deve fermare solo a chi si siede al tavolo.<br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Collage-elisir.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Per Voce Interiore, Gəlosità porterà una selezione di frolle a forma di farfalla, pensate apposta per accompagnare le tisane e il caffè in questo momento della giornata. Un dettaglio piccolo ma non casuale: le farfalle sono il simbolo che accompagna e caratterizza il mondo di Come Farfalle, e ritrovarle qui, in un biscotto fatto a mano, è un modo semplice ed elegante per non perdere il fil rouge della giornata.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Dietro una buona pasticceria c'è manualità e tempo, e lo stesso vale per l'Elisir nel suo insieme: le cose fatte bene richiedono tempo, ed è esattamente quello che a Voce Interiore si torna a concedersi.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">A completare il momento, due partner che coprono l'altro lato del tavolo con le tisane e il caffè.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Erbe Cilento ritorna, in questa seconda edizione, con le tisane. Nel magazine di agosto abbiamo dedicato un reportage a questa realtà che nasce a Gioi, in provincia di Salerno, dal lavoro di Tony ed Eleonora, nel loro laboratorio biologico lavorano erbe officinali mediterranee coltivate nel Parco Nazionale del Cilento. Selezione, essiccazione e confezionamento avvengono lì, con una filiera tracciabile fino alla pianta. Il catalogo va dall'Antico Decotto bio alla Tisana del Buon Umore, fino ai "lingotti" pensati per momenti specifici della giornata, dal risveglio al rilassamento serale.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Carichissimo Partner porta il caffè. Dal 2011 rifornisce bar, ristoranti e attività Horeca in tutta Italia partendo da Siderno, in Calabria. </div><div class="imTALeft">Quindici anni di esperienza specifica nella distribuzione di caffè si traducono in una gamma che va dalle miscele in grani alle capsule compatibili con i sistemi più diffusi, fino all'assistenza tecnica sulle macchine, che è il punto dove si vede la differenza tra chi vende solo caffè e chi vende un'esperienza. In una pausa pensata per "tornare a sé", un caffè da macchinetta avrebbe fatto un po' a pugni con il resto della giornata.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Perché questo momento non è un contorno</span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">In molti eventi, il momento della pausa viene trattato come pura logistica, come un qualcosa da gestire, non da raccontare. </div><div class="imTALeft">Simona e Luana per Voce Interiore hanno fatto una scelta diversa, e le realtà che animeranno l'Elisir di mezza giornata sono la prova che la coerenza di un evento si costruisce anche nei dettagli che sembrano più piccoli.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Tisane, caffè, dolcezza. Tre modi diversi per dire la stessa cosa, ovvero che prendersi una pausa fatta bene è già, a modo suo, un atto di ascolto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/?elisir-mezza-giornata-voce-interiore-gelosita</link>
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			<title><![CDATA[SGUARDI IN VIAGGIO-Il quadrilatero del Silenzio]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5">Un angolo nascosto e tranquillo nel cuore di Milano</b></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div class="imTALeft">Nel cuore pulsante di Milano esiste un rifugio dove il caos svanisce all’istante, lasciando spazio all’armonia delle forme e al fascino del passato. È il Quadrilatero del Silenzio, un'oasi di pace incastonata a pochi passi da Porta Venezia, dove l'architettura Liberty e Decò incontra storie meravigliose. </div><div class="imTALeft">Non è un nome ufficiale, non lo troverai su nessuna targa. È un soprannome nato dal passaparola di chi ci è passato e ha sentito la differenza. Quattro vie, "via Serbelloni", "via Mozart", "via dei Cappuccini" e "via Vivaio", che custodiscono alcuni tra i palazzi più belli e più raccontati della città. Persino poeti e scrittori come Giuseppe Parini, Alessandro Manzoni, Cesare Beccaria &nbsp;e Stendhal ne rimasero particolarmente affascinati.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>PALAZZO BUONARROTI CARPACCIO GIOTTO</b></span></div><div class="imTALeft">La nostra passeggiata parte proprio di fronte ai <span class="fs14lh1-5"><b>Giardini Indro Montanelli</b></span>. Impossibile non notare questo imponente edificio realizzato tra il 1926 e il 1930 su progetto di <span class="fs14lh1-5"><b>Piero Portaluppi</b></span>. Ciò che lo rende inconfondibile è il suo <span class="fs14lh1-5"><b>maestoso arco trionfale</b></span>, nato da una necessità del tutto pratica: collegare Corso Venezia con il quartiere di Piazza Duse. Oltre all'imponenza, fermati a osservarne i ricchi elementi decorativi: un primo assaggio dell'incredibile estetica di questa zona.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>VILLA INVERNIZZI</b></span></div><div class="imTALeft">Imboccando <span class="fs14lh1-5"><b>via dei Cappuccini</b></span> ci si imbatte in una delle sorprese più surreali e poetiche della città: <span class="fs14lh1-5"><b>Villa Invernizzi.</b></span> Pur trattandosi di una dimora privata non visitabile, vale assolutamente una sosta. L'imprenditore <span class="fs14lh1-5"><b>Romeo Invernizzi</b></span> ha creato al suo interno un vero e proprio polmone verde con giardino e piscina, celebre per ospitare un’incredibile<span class="fs14lh1-5"><b> colonia di fenicotteri rosa</b></span>. Spiandoli dalle inferriate del cancello, ti sembrerà di essere stata catapultata in un luogo senza tempo, ascoltando i loro bizzarri versi sincronizzati che risuonano nel silenzio del quartiere. Una curiosità legata al loro piumaggio rosa intenso! Non si tratta di una colonia autoctona né del tutto "spontanea": la loro colorazione è mantenuta costante grazie alla dieta specifica a base di piccoli crostacei e carotenoidi somministrata nella dimora, elemento che impedisce alle penne di schiarirsi nel tempo.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/quadrilatero.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>VILLA NECCHI CAMPIGLIO</b></span></div><div class="imTALeft">Svoltando in <span class="fs14lh1-5"><b>via Mozart al civico 14</b></span> entriamo nel regno di <span class="fs14lh1-5"><b>Villa Necchi Campiglio.</b></span> Costruita tra il <span class="fs14lh1-5"><b>1932 e il 1935</b></span> sempre da <span class="fs14lh1-5"><b>Piero Portaluppi</b></span> per Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e la cognata Edda, la villa racconta l'anima raffinata della grande borghesia milanese dell'epoca. Un tempo circondata dalla campagna,<span class="fs14lh1-5"><b> la dimora era il centro di una vivace vita sociale</b></span>: feste eleganti, serate alla Scala e ospiti illustri come Maria Gabriella di Savoia.</div><div class="imTALeft">Oggi<span class="fs14lh1-5"><b> patrimonio del FAI</b></span>, la villa conserva intatti gli ambienti d'epoca, gli oggetti personali della famiglia, capi d'alta moda e straordinarie collezioni d'arte (come quelle De Micheli e Gian Ferrari). Passeggiare nel suo parco con la storica piscina riscaldata regala un'esperienza immersiva e rigenerante. È aperta al pubblico da mercoledì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>PALAZZO FIDIA</b></span></div><div class="imTALeft">All'angolo tra v<span class="fs14lh1-5"><b>ia Mozart e via Serbelloni</b></span> si erge <span class="fs14lh1-5"><b>Palazzo Fidia</b></span>, un edificio che non lascia indifferenti. Progettato <span class="fs14lh1-5"><b>nel 1932</b></span> da Aldo Andreani, si distingue per <span class="fs14lh1-5"><b>un'architettura eclettica</b></span>, audace e volutamente asimmetrica. All'epoca la sua estetica bizzarra scatenò accese polemiche tra i critici, ma fu proprio questa sua forte personalità a renderlo celebre, tanto da essere scelto nel 1950 da Michelangelo Antonioni per le riprese del suo primo lungometraggio.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b>CASA SOLA BRUSCA</b></span></div><div class="imTALeft">Il nostro itinerario si conclude in <span class="fs14lh1-5"><b>via Serbelloni 10 davanti a Casa Sola-Brusca</b></span>, dal cui ingresso spunta un enorme orecchio di bronzo.</div><div class="imTALeft">Non è una provocazione artistica fine a sé stessa: era uno dei primi citofoni dell'epoca, il collegamento tra la strada e la portineria. L'edificio, costruito tra il <span class="fs14lh1-5"><b>1924 e il 1927</b></span> sempre da <span class="fs14lh1-5"><b>Aldo Andreani</b></span>, è conosciuto da tutti come<span class="fs14lh1-5"><b> "Ca' de l'Oreggia"</b></span>, la casa dell'orecchio.</div><div class="imTALeft">L'opera si intitola <span class="fs14lh1-5"><b>"L'orecchio del portinaio"</b></span> ed è dello stesso Andreani, che la realizzò come omaggio al suo maestro di scultura a Brera, Adolfo Wildt, soprannominato l'oregiàt per il gran numero di orecchi scolpiti nella sua carriera. Un piccolo capolavoro di design e funzionalità che continua ad affascinare chiunque vi passi davanti.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Conoscevi già questo angolo nascosto di Milano? </div><div class="imTALeft">Milano è una città ricca di angoli e luoghi poco conosciuti che si lasciano scoprire agli occhi attenti e curiosi. </div><div class="imTALeft">Al prossimo itinerario.</div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 ff1"><b><span class="cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">ELENA</span> STAFANO</b></span></div><div class="imTALeft"><i class="fs12lh1-5"><b>Creator digitale</b></i><div><span class="fs12lh1-5"><i>Racconto angoli nascosti e chicche di Milano</i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Organizzo passeggiate, visite a musei insoliti e gite di gruppo</i></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs12lh1"><i><br></i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b><i>Scopri i prossimi eventi</i>👇</b></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://linktr.ee/milanosguardinediti" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">linktr.ee/milanosguardinediti</span></a></span></div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs12lh1"><br></span></div><div><i class="fs12lh1-5"><b>Seguimi su Instagram</b></i></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.instagram.com/milano_sguardi_inediti?igsi=MXY4dTBzdjBqd2VmYg==" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">milano_sguardi_inediti</span></a></span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div><div class="imTACenter"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[MULAN-Chi le ha tolto l'armatura?]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><b class="imTACenter fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">Oggi quasi tutti conoscono Mulan grazie al classico d’animazione Disney.</span></b></div> 	 	 	<style type="text/css"> 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		h2 { orphans: 2; color: #0f4761; direction: ltr; line-height: 116%; text-align: left; page-break-inside: avoid; widows: 2; margin-top: 0.28cm; margin-bottom: 0.14cm; background: transparent; page-break-after: avoid } 		h2.western { font-family: "Aptos Display", serif; font-size: 16pt } 		h2.cjk { font-size: 16pt; font-family: &nbsp;} 		h2.ctl { font-family: ; font-size: 16pt } 		p { direction: ltr; line-height: 115%; text-align: left; orphans: 2; margin-bottom: 0.25cm; widows: 2; background: transparent } 	</style><div data-line-height="1" class="imTACenter"><b><br></b></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">Un’epopea pop con le sue canzoni memorabili, la ricerca dell’approvazione paterna, un draghetto come spalla comica e, immancabile, la promessa di una storia d’amore con il principe azzurro di turno e il lieto fine obbligato.</span></b></div><div data-line-height="1" class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma quella non è Mulan.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Le leggende sacre e i miti archetipici vengono rimaneggiati di continuo, adattati ai bisogni, alle paure e alla morale dell’epoca che di volta in volta li riscrive.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Così una delle figure più potenti del femminile sacro e dell’autonomia identitaria è stata spogliata della sua forza primordiale e infilata nel catalogo, rassicurante e redditizio, delle principesse commerciali.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Per ritrovare la vera Mulan bisogna fare un passo indietro, togliere le stratificazioni una a una e tornare alla radice.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La ballata di Mulan</span><div><span class="fs14lh1-5">La fonte originaria,</span><span class="fs14lh1-5"> </span><i><span class="fs14lh1-5">La Ballata di Mulan</span></i><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">(</span><i><span class="fs14lh1-5">Mulan Shi</span></i><span class="fs14lh1-5">), risale al V-VI secolo d.C. Mulan appartiene a una stirpe di nomadi sinizzati che difende i confini dalle invasioni: quando il padre, ormai anziano, viene precettato dal Khan, lei va al mercato, compra un cavallo e parte.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Semplicemente.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Parte perché c’è una guerra e il padre, troppo vecchio, non può andarci. Nessun dramma del disonore, nessuna trasgressione da nascondere: è la cosa sensata, e la fa.</span></div><div> Combatte per dodici anni, scala le gerarchie militari, diventa un generale stimato. E quando il Khan le offre i massimi onori burocratici dell’Impero, Mulan fa la sua scelta: rifiuta la corona simbolica delle cariche pubbliche e chiede soltanto di tornare a casa. Il potere che ha conquistato le interessa meno del diritto di posarlo.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Rientrata nella sua stanza, si toglie l’armatura, rimette gli abiti femminili, si trucca davanti allo specchio e si presenta agli ex compagni d’arme. Nessuno si indigna, nessuno grida allo scandalo: restano tutti a bocca aperta. La ballata si chiude sulle due lepri: il maschio scalcia e salta, la femmina ammicca e socchiude gli occhi, ma quando corrono affiancate nei campi, chi saprebbe dire quale sia il maschio e quale la femmina?</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Sul campo dell’esistenza, l’efficacia e la forza non hanno genere. Il femminile sacro di Mulan è autorevole senza scimmiottare il maschio ed è forte senza doversi nascondere per essere protetta. Esprime sé stessa senza timore, perché la sua identità è solida: è da quella solidità che governa la propria vita.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Mulan2.jpg"  title="" alt=""/><br></div> <div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La via della Guerriera</span></div> <div>Se guardiamo il mito dal punto di vista della &nbsp;Cabalà ebraica, Mulan mette in scena, in modo preciso, l’intero <b>Pilastro Sinistro dell'Albero della Vita</b>, l’asse della Forma, del Rigore e del Limite: l’intelligenza che dà struttura al reale. È una forza concentrata che spaventa la spiritualità edulcorata della New Age, ma è esattamente la spina dorsale della coscienza.</div><div><br></div> <ul> 	<li><div><b>Binah, la 	Comprensione.</b> È l’energia che dà forma al caos. In Mulan si 	accende nell’istante esatto del crollo familiare: davanti al padre 	anziano e malato richiamato alle armi, la sua mente non si paralizza 	nel dolore. Le fa intuire subito la soluzione strutturale, assumere 	l’identità del guerriero, e tenere insieme il nucleo. 	Intelligenza attiva, applicata alla realtà per non farla crollare.</div></li> 	<li><div><b>Gevurah, 	il Rigore.</b> È il confine, il giudizio, la disciplina interiore. 	Nella tradizione cabalistica la figura che le si abbina è proprio 	la <i>Danzatrice Guerriera</i>: la forza che dice "no" e 	stabilisce le regole del proprio gioco. Mulan la incarna alla 	lettera: dodici anni di rigore militare, l’aggressività 	addestrata e piegata a maestria strategica. Non subisce la legge del 	mondo, la cavalca.</div></li> 	<li><div><b>Hod, la 	Maestà.</b> È la capacità di dare espressione concreta e 	impeccabile alla verità interiore, fino a renderla maestà. Mulan 	la mostra soprattutto al ritorno, quando rifiuta i premi del Khan e 	chiede solo di rientrare nella propria stanza: non per ritirarsi in 	un ruolo passivo, ma per governare la propria vita alle proprie 	condizioni. La sua autorevolezza non le arriva da fuori: ha domato 	la guerra, e ora abita la pace in casa propria, da padrona.</div></li> </ul><div><br></div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Le metamorfosi del mito al servizio dell’ideologia</span></div> <div>Come si passa da una figura così integra a una principessa indifesa che canta alla propria immagine riflessa in un laghetto? Con secoli di riscritture ideologiche, una dopo l’altra.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nel XVI secolo, durante la dinastia Ming, il drammaturgo Xu Wei introduce il cognome <i>Hua</i> ("Fiore") e costringe Mulan a sfasciarsi i piedi bendati prima di partire, per sottolinearne la natura femminile e domestica prima della parentesi militare. Realisticamente non regge: i piedi si fasciavano da bambine, per deformare l’osso in tenera età. All’età in cui Mulan parte per la guerra non sarebbe stata in grado di camminare normalmente, figuriamoci di combattere. Ma che importa la realtà, quando c’è da mettere in evidenza un concetto ideologico utile a controllare, ops governare meglio le masse?</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nel 1695, nel <i>Romanzo dei Sui e dei Tang</i>, la storia vira al tragico e al confuciano: Mulan si uccide sulla tomba del padre per sfuggire al Khan che la vuole come concubina, preferendo la morte alla perdita della propria autonomia. Ha combattuto una guerra, ma dire no al potere supremo non le è concesso; e il suicidio, per una combattente, resta comunque una fuga disonorevole, indegna di chi ha portato le armi. Qui non si parla nemmeno più di genere, ma di potere e di controllo.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nell’Ottocento se ne impossessa il nazionalismo, che la trasforma in un soldato patriottico Han schierato contro le minacce straniere.</div> <div>Ogni epoca ha preso il guscio di Mulan e lo ha riempito con le proprie nevrosi e con la propria idea di femminile: il dovere filiale opprimente, il nazionalismo, la sottomissione e, buon ultimo, l’individualismo sentimentale della Disney, dove la salvezza della protagonista deve comunque passare per la validazione di un uomo.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Anche il recente live-action del 2020 ha mancato il bersaglio: introducendo il concetto del <i>Qi</i> come un superpotere innato che Mulan deve nascondere, il film ha trasformato una conquista costruita con la disciplina in un banale destino da "prescelta", e ha svalutato di colpo il peso della scelta individuale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Mulan1.jpg"  title="" alt=""/><br></div> <div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Smettere di cercare lo specchio all'esterno</span></div> <div>La lezione della Ballata di Mulan fa saltare i cliché della crescita personale d’accatto. Nel mondo olistico, con ancora appiccicata addosso la vernice new age, si scambia la spiritualità per uno stato perenne di fluidità emotiva, per un pacifismo di facciata che rifugge lo scontro, per il rifiuto di guardarsi dentro con onestà. Tutto ciò che sa di conflitto, o di tecnologia, viene bollato come ostacolo alla purezza dell’anima. Lo stesso mondo, però, non disdegna zuccherose sceneggiate sui social. Ma la coerenza, di questi tempi, non va di moda. E così tutta la potenza che quel “mondo” contiene si disperde in arcobaleni cuori e unicorni.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>La via della consapevolezza richiede l’armatura. Richiede di scendere sul campo di battaglia dell’esistenza, di misurarsi con l’ego e con le proprie ombre senza per questo perdere il centro e sfaldarsi.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>L’omologazione e la perdita di sé non dipendono mai dagli strumenti che l’epoca ci mette in mano, che si tratti di un’armatura di ferro nel V secolo o di un algoritmo di Intelligenza Artificiale nel XXI. Il vuoto identitario nasce quando andiamo a cercare la nostra approvazione nello specchio del mondo, aspettando che sia un Khan, un datore di lavoro o una dinamica di mercato a dirci chi siamo.</div> <div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Mulan ha preso in mano le armi, ha ridefinito i confini del proprio sé, ha vinto la sua battaglia e poi ha deposto l’armatura, nel momento in cui ha deciso lei che il tempo della guerra era finito. Ha governato il processo dall’inizio alla fine. Smettere di farsi spaventare dalle sfide del proprio tempo è l’unico modo per restare umani. La maestà non si riceve in dono: si conquista, e poi si difende.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Chi sei quando ti specchi in Mulan?</span></div> <div>«Ogni leggenda contiene un fondo di verità», recita il motto di una celebre saga fantasy. Che quel fondo sia fattuale o simbolico, in fondo, cambia poco.</div> <div><br></div><div>Conta piuttosto osservare come una figura fiera, sacra ed eroica sia stata messa al servizio, più e più volte nei secoli, delle narrazioni ufficiali sul femminile. Persino dentro l’industria della crescita personale. E oggi la stragrande maggioranza delle persone, senza la versione zuccherata e ridotta all’osso della Disney, non saprebbe nemmeno che Mulan è mai esistita.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div> <div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Mulan3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div>Chi era davvero, l’abbiamo visto. Ma tu, quando lo schermo si spegne, chi sei?</div> <div><br></div><div>Credi davvero che, per incarnare il femminile sacro ed eroico, tu debba diventare l’ennesima proiezione di ciò che gli altri, o i guru spiritualoidi, hanno deciso che esso sia? O forse puoi iniziare a esserlo adesso, buttando via le maschere della verità svenduta al Black Friday e indossando, finalmente, la tua identità reale e forse spigolosa?</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[SESSANTAQUATTRO SPECCHI]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>Cosa sa, e cosa finge di sapere, l'I Ching</b></span></div><div><br></div><div><div>Cominciamo facendo una confessione che i devoti preferiscono seppellire sotto il profumo dell'incenso:<span class="fs14lh1-5"><b> il libro più venerato della saggezza cinese nasce come un manuale per decidere se convenga sacrificare un bue.</b></span></div><div> Il Zhou Yi, lo strato più antico dell'I Ching, è un prontuario oracolare dell'età del bronzo, un insieme di responsi lapidari su questioni squisitamente pratiche per decidere se muovere l'esercito, se attraversare il grande fiume, se il sovrano incontrerà l'uomo giusto. Non c'è, in origine, nessuna metafisica del divenire. C'è un re nervoso, un mucchio di steli di achillea e la millenaria, universalissima paura di sbagliare la mossa. </div><div>Tutto il resto, la cosmologia, l'etica, la filosofia del cambiamento, Jung, gli appartamenti di Milano dove si lanciano tre monetine prima di una decisione professionale, è stratificazione successiva. È intonaco. Ottimo intonaco, spesso; ma intonaco.</div></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/iching1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><div>Segnalo subito il punto più importante, perché è la chiave di volta di tutto il discorso: <span class="fs14lh1-5"><b>quasi tutto ciò che oggi chiamiamo "la saggezza dell'I Ching" appartiene ai commentari, non al testo</b></span>. Le celebri Dieci Ali (tra cui il Grande Commentario, quello che regala frasi degne di un tatuaggio sul divenire universale) sono materiale confuciano di epoca classica tarda e Han, seicento/settecento anni più giovane del nucleo oracolare. </div><div>Chi cita l'I Ching per lo più cita il Novecento europeo che citava i Song, che glossavano gli Han, che moralizzavano un manuale di divinazione arcaico. </div><div>È una matrioska ermeneutica, e<span class="fs14lh1-5"><b> la maggior parte dei suoi utilizzatori è convinta di tenere in mano la bambola più piccola, quella "autentica", quando in realtà maneggia la più grande e la più recente.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Eppure il libro resiste. </div><div><br></div><div>Ha attraversato tre millenni, l'incendio dei libri di Qin Shi Huang (da cui si salvò, dice la tradizione, proprio perché derubricato a testo di divinazione: umiliazione che gli valse la sopravvivenza), la razionalizzazione di Wang Bi che nel III secolo ne strappò via la numerologia per leggerlo come filosofia del mutamento, il rigore neoconfuciano dei Song, l'esotismo teosofico di Richard Wilhelm, l'entusiasmo controculturale degli anni Sessanta e infine l'ultima, ingloriosa reincarnazione: l'app che ti tira l'esagramma mentre sei in coda alle poste. Che cosa mantiene vivo un oggetto simile? <span class="fs14lh1-5"><b>Non certo l'accuratezza predittiva, che nessuno ha mai dimostrato e che, temo, nessuno dimostrerà.</b></span> Sopravvive perché fa una cosa che quasi nessun altro strumento culturale fa più con altrettanta spudoratezza: costringe alla sosta. In una civiltà che ha industrializzato l'impulso, un dispositivo che ti obbliga a fermarti, formulare la domanda per iscritto, compiere un gesto lento e poi leggere una pagina volutamente oscura è già, di per sé, una tecnologia dell'attenzione. <span class="fs14lh1-5"><b>Il valore non è nel responso. È nel rallentamento che il responso pretende.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Riconosciamogli allora ciò che di autentico offre, perché il sarcasmo senza onestà è solo cabaret. La prima intuizione seria dell'I Ching è che <span class="fs14lh1-5"><b>la realtà non ha una struttura statica ma una grammatica di transizioni. Non esistono situazioni, esistono momenti di un processo. </b></span>Il carattere stesso, yì 易, porta inscritto un enigma delizioso: lo si è letto come sole sopra la luna, come lucertola che muta colore, come "ciò che è facile". Cambiamento, camaleonte, semplicità: la polisemia è il messaggio. Il libro insegna che la stessa azione è saggia o rovinosa a seconda del tempo (lo shi 時, il kairós cinese) e della posizione che occupi nel disegno. Non è relativismo morale; è realismo situazionale. La seconda intuizione, ancora più preziosa, è che <span class="fs14lh1-5"><b>ogni condizione contiene già il germe del proprio rovesciamento.</b></span> L'esagramma dello Spogliamento, in cui tutto si sfalda, è seguito nella sequenza dal Ritorno, il primo tremore di luce che risale dal basso. <span class="fs14lh1-5"><b>Chi è al culmine dovrebbe temere; chi è al </b></span><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><b>fondo può sperare, ma con misura.</b></span> È una fenomenologia del limite che l'Occidente ha impiegato secoli a rimettere in circolo sotto il nome, molto più povero, di "resilienza".</span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/iching2.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div>Qui le convergenze si affollano, e vale la pena disporle con ordine invece di lasciarle in un vago sentore di "tutte le tradizioni dicono la stessa cosa", <span class="fs14lh1-5"><b>pigrizia intellettuale che è essa stessa un cascame New Age.</b></span> Con Eraclito la parentela è quasi imbarazzante: il panta rhei, il fiume in cui non ci si bagna due volte, la guerra come padre di tutte le cose. Ma Eraclito ha un logos, una ragione unificante che governa il flusso; l'I Ching ha un ordine senza teleologia, un pattern che non promette alcun senso finale. Con lo stoicismo la vicinanza è nel fatum da accogliere e nella lettura fredda delle circostanze; ma lo stoico costruisce una cittadella interiore indifferente agli eventi esterni, mentre il Libro dei Mutamenti è ossessionato dall'esterno, dal leggere e assecondare la corrente. <span class="fs14lh1-5"><b>Marco Aurelio ti fortifica contro il mondo; l'I Ching ti insegna a nuotarci dentro. </b></span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5">Sono strategie opposte per lo stesso problema.</span></div><div><br></div><div>Con l'esistenzialismo il rapporto è addirittura conflittuale, ed è il conflitto più fecondo. Sartre direbbe che consultare un oracolo per decidere è il paradigma della malafede: fuggire l'angoscia della libertà delegando la scelta a tre monete. Ha ragione, quando il libro viene usato come stampella. Ma <span class="fs14lh1-5"><b>un lettore accorto non obbedisce all'esagramma: lo usa come reagente per far precipitare ciò che già sapeva e non voleva ammettere.</b></span> In quel caso il responso non decide al posto tuo, ti mette di fronte alla scelta che stavi evitando; e questo è l'esatto contrario della malafede. Il medesimo strumento è, a seconda dell'uso, una fuga dalla responsabilità o un suo acuto risveglio. <span class="fs14lh1-5"><b>Genio e frode condividono l'indirizzo di casa.</b></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div>Poi c'è Jung, che è insieme il più illustre avvocato dell'I Ching e il suo testimone più compromettente. Con la nozione di sincronicità (coincidenze significative senza legame causale) Jung offrì all'Occidente il permesso intellettuale di prendere sul serio l'oracolo senza credere alla magia. La sua lettura onesta è che <span class="fs14lh1-5"><b>il testo funziona come uno specchio proiettivo, un Rorschach verbale:</b></span> l'ambiguità del responso cattura ciò che l'inconscio già mormora. <span class="fs14lh1-5"><b>Come psicologia, è difendibile e persino brillante. Come fisica, è indifendibile:</b></span> la sincronicità spiega perché un testo vago ci sembra pertinente, non perché le monete "sappiano". Jung stesso oscillava, e in quell'oscillazione vive tutta l'ambiguità del libro. Va tenuta la parte psicologica e lasciata cadere quella cosmica, esattamente come si tiene la buccia e si getta il nòcciolo, o il contrario, <span class="fs14lh1-5"><b>a seconda di quanto si è disposti a essere adulti.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>E qui entra la tradizione che conosco meglio, e che offre il contrappunto più tagliente: quella ebraica. Perché l'ebraismo, di fronte all'oracolo, ha fatto una scelta di civiltà opposta e a mio avviso più matura. Il Deuteronomio (18,10-12) proibisce l'indovino, l'augure, chi interroga i segni: lo timmatzé bekha, "non si trovi presso di te" nessuno di costoro. <span class="fs14lh1-5"><b>Israele possedeva il suo oracolo legittimo (gli Urim e Tummim sul pettorale del sommo sacerdote) e lo lasciò estinguere, senza rimpianti, passando dalla divinazione all'interpretazione.</b></span> È il tragitto inverso a quello dell'I Ching, che dall'oracolo risalì verso la filosofia mantenendo però il cordone ombelicale con le monete. Il gesto radicale dell'ebraismo lo racconta la celebre disputa del forno di Akhnai (Bava Metzia 59b): quando persino una voce dal cielo interviene a dar ragione a Rabbi Eliezer, gli altri maestri la respingono citando la Torah stessa: <span class="fs14lh1-5"><b>lo bashamayim hi, "non è nei cieli" (Dt 30,12). La verità non si consulta come un oracolo: si interpreta, argomentando, tra esseri umani responsabili</b></span>, e Dio, dice il midrash, ride felice di essere stato sconfitto dai suoi figli. <span class="fs14lh1-5"><b>È il rifiuto più elegante dell'autorità celeste mai formulato.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Eppure, ed è qui che la divergenza si rovescia in parentela, l'ebraismo condivide con l'I Ching un'intuizione decisiva sul testo sacro: che sia una macchina combinatoria di senso inesauribile. Hafokh bah va-hafokh bah, de-kholla bah, "rivoltala e rivoltala, perché tutto è in essa", dice Ben Bag Bag dei versetti della Torah (Avot 5,22). Settanta volti ha la Torah, dice la tradizione; sessantaquattro ne ha l'I Ching, moltiplicati per le linee mobili. <span class="fs14lh1-5"><b>Entrambi non sono libri di risposte ma dispositivi che generano domande, e vivono della qualità dell'interrogante più che di quella del testo.</b></span> La differenza, cruciale, è che la tradizione ebraica lo sa e lo rivendica (l'interpretazione è opera umana, gloriosamente fallibile e argomentata), mentre l'utente medio dell'I Ching crede ancora, in fondo al cuore, che le monete abbiano parlato. <span class="fs14lh1-5"><b>È la differenza tra chi si guarda allo specchio sapendo che è uno specchio e chi lo scambia per una finestra.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Nominato lo specchio, nominiamo anche le crepe, perché sono profonde. La prima è l'infalsificabilità: <span class="fs14lh1-5"><b>un responso sbagliato non è mai colpa dell'oracolo, sempre dell'interrogante insincero o del lettore inetto.</b></span> Questa struttura (la stessa dell'astrologia e della peggiore psicoanalisi) è ciò che rende un sistema immune alla smentita e quindi, epistemologicamente, inerte. La seconda crepa è l'effetto Barnum: i testi di linea sono abbastanza vaghi da adattarsi a qualsiasi vita, come gli oroscopi e i biscotti della fortuna. Il che, va detto con onestà chirurgica, taglia in due direzioni: <span class="fs14lh1-5"><b>la stessa vaghezza che consente la truffa è ciò che rende il libro un buon strumento proiettivo. Il difetto e il pregio sono la medesima proprietà vista da due angolazioni. </b></span>La terza crepa è quella cosmologica: tutto l'apparato di corrispondenze (cinque fasi, cicli calendarici, numerologia) è, come descrizione del funzionamento del cosmo, semplicemente falso, e trattarlo come fisica è dove comincia la superstizione. Infine, la crepa che i devoti non perdonano mai che si nomini: a volte i testi arcaici sono soltanto frammenti oscuri su buoi sacrificati e prigionieri di guerra, e la profondità che vi leggiamo è interamente donata da noi.<span class="fs14lh1-5"><b> Non c'è saggezza nascosta sotto ogni pietra. A volte è solo una pietra.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Questo ci porta al capitolo più imbarazzante, quello che da esperta di marketing olistico riconosco a colpo d'occhio: il mercato. La traiettoria è nota: Wilhelm traduce filtrando attraverso il proprio goethianesimo teosofico, Jung benedice, la controcultura adotta, e infine il capitalismo dello spirito confeziona. Nel passaggio si perde sistematicamente ciò che il testo aveva di serio (la difficoltà filologica, la severità etica confuciana, l'ambiguità tragica del mutamento che include la rovina) e si conserva solo ciò che vende: il frisson esotico e un output rassicurante da distributore automatico. <span class="fs14lh1-5"><b>Il New Age ha compiuto sull'I Ching la stessa operazione che compie su tutto: ha estratto l'aroma e buttato la sostanza.</b></span> Ha trasformato un libro moralmente neutrale sul cambiamento (dove il cambiamento è tanto ascesa quanto sfacelo) nella versione orientaleggiante di<span class="fs14lh1-5"><b> "tutto accade per una ragione", frase che l'I Ching non pronuncia mai e che anzi contraddice apertamente.</b></span> Il problema, si badi, non è che le persone cerchino senso: è nobile che lo cerchino. Il problema è che a un dispositivo etico e cosmologico di tremila anni venga tolta la spina dorsale per venderlo come vending machine di conforto. <span class="fs14lh1-5"><b>E il conforto, si sa, ha margini migliori della saggezza.</b></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/iching3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><div>Che cosa resta, dunque, di utilizzabile, per chi cerca una crescita personale che non sia autoinganno profumato? Resta parecchio, <span class="fs14lh1-5"><b>purché si accetti di usarlo al contrario di come lo si vende.</b></span> Resta il pensiero situazionale contro il pensiero per regole: l'idea che la stessa azione valga diversamente secondo il momento e la posizione è un antidoto sia alla rigidità del principio sia all'anarchia dell'impulso. Resta la disciplina della sosta: <span class="fs14lh1-5"><b>il vero servizio dell'oracolo è che ti obbliga a un atto strutturato di riflessione che altrimenti salteresti; il valore è procedurale, non profetico.</b></span> Resta il potere del reframing: l'esagramma ti costringe ad articolare la tua situazione in un vocabolario <span class="fs14lh1-5">estraneo (abbondanza, ristagno, il pozzo, il calderone) e questo scardina i solchi cognitivi, esattamente come le Oblique Strategies di Eno servivano a sbloccare i musicisti. Resta, infine, l'umiltà del ciclo: </span><span class="fs14lh1-5"><b>il tuo trionfo è una fase, la tua rovina è una fase, e nessuna delle due merita l'enfasi che le concedi. È il memento mori e il suo rovescio, insieme, in un colpo solo.</b></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><div>Il criterio di una buona consultazione, allora, non è mai "fai X". Una consultazione riuscita finisce con una frase del tipo: "allora è questo che in realtà temo".<span class="fs14lh1-5"><b> Il libro è al suo massimo quando è un pessimo oracolo e un ottimo interlocutore.</b></span></div></div><div><br></div><div><div>Chiudo dove si deve chiudere: rifiutando entrambe le pigrizie. Lo scettico che liquida l'I Ching come mera superstizione ha ragione sul nòcciolo cosmologico e torto marcio sul resto: butta via, insieme all'acqua sporca della magia, una raffinata tecnologia di riflessione lunga tre millenni, semplicemente perché è arrivata avvolta in carta esotica. Ha scambiato l'involucro per il contenuto. L'entusiasta che lo tratta come fonte infallibile ha compiuto l'errore speculare e più grave: <span class="fs14lh1-5"><b>ha scambiato uno specchio per una finestra, la propria voce per quella del cielo.</b></span> La postura adulta l'ha indicata, senza saperlo, la tradizione che vietava gli oracoli: <span class="fs14lh1-5"><b>lo bashamayim hi, non è nei cieli. Tieni il testo come provocazione, rifiutalo come autorità.</b></span> Consultalo pure (lancia le monete, leggi l'esagramma, prenditi il tuo momento di rallentamento rituale) ma sappi che <span class="fs14lh1-5"><b>l'unica intelligenza in gioco nella stanza è la tua</b></span>, e che il libro, nel migliore dei casi, ha solo il merito di costringerti a usarla.</div></div><div><br></div><div><div>Il vero mutamento, del resto, non è mai stato negli esagrammi. È nel fatto, lievemente scomodo, che dopo aver interrogato l'oracolo devi ancora decidere da solo. <span class="fs14lh1-5"><b>Sessantaquattro specchi non fanno una finestra. Ma un buono specchio, ogni tanto, vale più di mille profeti, a patto di ricordare chi è che ci si sta guardando dentro.</b></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[MONASTERO RETREAT-Una casa dove il tempo cambia ritmo]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000019"><div class="imTACenter"><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><b>Una casa, una memoria, un modo diverso di stare insieme dove la storia dell'edificio incontra quella delle persone</b></span></div><div><br></div><div>La storia non è un dettaglio decorativo ed &nbsp;alcuni luoghi continua a essere percepibile nelle proporzioni delle stanze, nei materiali, negli spazi che hanno cambiato funzione senza perdere completamente la memoria di ciò che sono stati. </div><div>Il Monastero Retreat, a Lanzo d'Intelvi, nasce proprio da questa stratificazione.</div><div>La villa che lo ospita risale alla fine dell'Ottocento e durante la Prima Guerra Mondiale venne utilizzata per un periodo come monastero. Oggi quella stessa struttura è stata recuperata e trasformata in una casa dedicata ai retreat, alle pratiche corporee, alla meditazione e alla crescita personale, mantenendo un equilibrio particolare tra architettura storica, elementi contemporanei e dimensione domestica.</div><div><br></div><div>Non c'è bisogno di caricare questa storia di significati che il luogo non pretende di avere, è sufficiente osservare ciò che racconta: una villa, un monastero temporaneo nato in un periodo di guerra, una casa e oggi un luogo nel quale persone diverse si incontrano per qualche giorno intorno a una pratica, a un percorso, a un'esperienza condivisa.</div><div>Una successione di identità che dice molto anche dello spirito del Monastero: cambiare funzione senza perdere completamente la propria natura. </div><div>Forse è proprio questo uno degli elementi che una struttura progettata oggi difficilmente potrebbe ricreare. </div><div>Gli edifici storici hanno una cosa che non si può acquistare né progettare a tavolino: il tempo. </div><div>E il tempo, al Monastero, sembra avere ancora un certo peso.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Immagini-BlogSito---2026-09-02T171852.365.png"  title="MonasteroRetreat1" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il fattore umano viene prima della location</span></div><div>Michela, una delle titolari, porta nel progetto oltre vent'anni di esperienza nello yoga e integra il lavoro sul corpo con pratiche somatiche e breathwork. Paolo, scrittore e trainer, si occupa di motivazione e meditazione. Competenze differenti, ma complementari, che contribuiscono a definire il carattere del luogo insieme alla sua gestione quotidiana.</div><div>Perché una location destinata ai retreat può avere una bella architettura, una vista spettacolare, una SPA impeccabile e una shala perfettamente attrezzata. Ma nessuna di queste cose, da sola, determina la qualità di un'esperienza. </div><div>La differenza la fanno spesso le relazioni: il modo in cui si viene accolti, la disponibilità di chi gestisce il luogo, la capacità di creare un'atmosfera nella quale le persone possano sentirsi presenti senza essere continuamente sollecitate a “fare” qualcosa.</div><div><br></div><div>Il Monastero sembra partire proprio da qui, dalla dimensione umana, dai piccoli gruppi, dalla possibilità di vivere la struttura in esclusiva, da una concezione dell'ospitalità nella quale chi arriva non viene semplicemente sistemato in una camera, ma entra temporaneamente nella vita di una casa. </div><div>Ed è una differenza sostanziale, &nbsp;infatti <span class="fs14lh1-5">Il Monastero non è la destinazione ideale per chi cerca un resort. E probabilmente non vuole esserlo. Questo luogo non è pensato per chi desidera una sequenza ininterrotta di attività, trattamenti e intrattenimento, né per chi interpreta il retreat come una vacanza tradizionale alla quale aggiungere qualche ora di yoga.</span></div><div><br></div><div>Il Monastero interessa soprattutto chi cerca una dimensione raccolta, chi vuole trascorrere alcuni giorni lontano dalla velocità abituale, chi organizza un piccolo gruppo e desidera avere una struttura interamente a disposizione. </div><div>È pensato per chi insegna yoga, conduce percorsi di meditazione, facilita esperienze di crescita personale, lavora con il corpo, con il respiro o con le dinamiche relazionali e cerca uno spazio capace di adattarsi al proprio metodo senza imporre un format.</div><div>Ma può essere interessante anche per chi non conduce alcun percorso. Per chi semplicemente avverte la necessità di qualche giorno nel quale rallentare abbastanza da permettere al corpo di raggiungere la mente. </div><div>Perché a volte il problema non è avere bisogno di un'altra esperienza ma è avere finalmente il tempo di accorgersi di quelle che stiamo già vivendo.</div><div><br></div><div>Questo luogo è perfetto per i piccoli gruppi, infatti può accogliere fino a 14 persone. Un numero apparentemente piccolo, soprattutto se confrontato con le strutture che ospitano grandi convention, eventi o retreat organizzati su scala più ampia. </div><div>Ma è proprio la dimensione contenuta a costituire una parte importante della sua identità. <span class="fs14lh1-5">Quattordici persone significa incontrarsi davvero. Significa condividere gli spazi senza trasformare la convivialità in una dinamica da villaggio turistico, poter praticare insieme e poi ritrovarsi attorno allo stesso tavolo. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Significa anche che la relazione non è un elemento accessorio dell'esperienza ma diventa inevitabilmente parte del retreat.</span></div><div><br></div><div>Il Monastero, in questo senso, non vuole costruire una bolla isolata dal mondo. Propone piuttosto una parentesi sufficientemente piccola da permettere alle persone di tornare a percepire ciò che normalmente la dimensione quotidiana tende a coprire.</div><div><br></div><div>Anche gli ambienti dedicati alle pratiche seguono questa logica. La shala principale, di circa 36 metri quadrati, è pensata soprattutto per yoga e attività corporee più dinamiche. </div><div>Un secondo spazio, più raccolto, è invece destinato a pratiche come meditazione, breathwork e attività introspettive.</div><div><br></div><div>Non è una distinzione soltanto funzionale ma &nbsp;riconosce che non esiste un unico modo di lavorare su di sé. </div><div><br></div><div>Il corpo può avere bisogno di movimento, il sistema nervoso può chiedere quiete, il respiro può diventare una porta d'accesso a una dimensione più sottile dell'esperienza, mentre la meditazione può richiedere esattamente l'opposto di ciò che cerca una pratica fisica intensa.</div><div>Avere ambienti diversi significa poter rispettare questa pluralità senza costringere tutto dentro la stessa stanza e, soprattutto, dentro lo stesso ritmo.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"> La natura non è una scenografia</span></div><div> Il Monastero si trova a circa 920 metri di altitudine, tra il Lago di Como e il Lago di Lugano, in un territorio nel quale boschi, sentieri e montagne fanno parte della vita quotidiana del luogo, siamo nel<span class="fs14lh1-5">la Valle Intelvi.</span></div><div>Qui la natura non serve soltanto a produrre quella fotografia inevitabile con la finestra aperta sul paesaggio, può diventare esperienza: camminare, fare un'escursione, raggiungere il Balcone d'Italia, esplorare i sentieri della valle, muoversi in e-bike e, in inverno, ciaspolare.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Sono attività apparentemente lontane dalla pratica interiore, ma che possono diventare parte dello stesso percorso. </div><div>Perché il corpo non ha bisogno soltanto di essere osservato mentre si trova su un tappetino. Ha bisogno anche di terreno, di dislivelli, di temperatura, di fatica, di aria, di orientamento, di silenzio.</div><div><span class="fs14lh1-5">La montagna, in questo senso, non viene utilizzata come semplice cornice estetica, è proprio una delle componenti concrete dell'esperienza.</span><br></div><div><br></div><div>C'è poi una dimensione che nei percorsi di crescita personale viene talvolta trattata come marginale: mangiare insieme. </div><div>Al Monastero la convivialità ha invece un posto preciso.</div><div>La cucina può essere utilizzata direttamente dal gruppo oppure è possibile organizzare il soggiorno con pasti preparati dalla struttura. Sono disponibili anche proposte vegetariane e vegane, mentre la presenza di una locanda adiacente amplia ulteriormente le possibilità di scelta.</div><div><br></div><div>Ma il punto non è soltanto cosa si mangia, è<span class="fs14lh1-5"> il fatto che la tavola diventa uno spazio di relazione. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Dopo una pratica, una camminata o una giornata trascorsa lavorando su di sé, il gruppo torna a una delle esperienze più semplici e antiche che esistano: sedersi insieme e mangiare.</span></div><div>È difficile immaginare qualcosa di più concreto per ricordarci che la crescita personale non avviene soltanto durante una meditazione. </div><div>Avviene anche mentre parliamo, mentre ascoltiamo, mentre ridiamo, mentre condividiamo un piatto, mentre scopriamo che la persona seduta di fronte a noi, fino a poche ore prima sconosciuta, ha qualcosa da raccontare che ci riguarda.</div><div><br></div><div>Il rapporto con il corpo continua negli spazi dedicati al relax e la location dispone di una sauna finlandese esterna riscaldata a legna, una jacuzzi esterna in pietra con acqua salina, una sauna interna e un ice bath. </div><div>A questi si aggiunge la possibilità di prenotare trattamenti come il massaggio yoga ayurvedico.</div><div><br></div><div>Anche qui torna un principio semplice: alternare. </div><div>Calore e freddo, attivazione e recupero, esperienza e pausa. Non tutto deve essere interpretato. Non tutto deve produrre una presa di coscienza. </div><div>A volte un corpo ha semplicemente bisogno di recuperare, e<span class="fs14lh1-5"> anche questo, nel lavoro su di sé, dovrebbe essere considerato un atto di consapevolezza.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Immagini-BlogSito---2026-09-02T172220.087.png"  title="Monastero Retreat2" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"> Un contenitore, non un format</span></div><div>Il Monastero Retreat ospita esperienze differenti: yoga, mindfulness, meditazione, breathwork, pilates, sound healing, pratiche corporee e percorsi legati alla crescita personale. </div><div>Ma uno degli aspetti più interessanti è la possibilità per insegnanti e facilitatori di affittare l'intera struttura e costruire autonomamente il proprio retreat.</div><div><span class="fs14lh1-5">Questo luogo non propone necessariamente un'esperienza già confezionata: può diventare un contenitore. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Chi organizza il percorso può scegliere come utilizzarlo, quali attività proporre, come distribuire i tempi, se privilegiare la pratica, la natura, la convivialità o il lavoro di gruppo. </span><span class="fs14lh1-5">È una caratteristica particolarmente interessante per professionisti che non cercano semplicemente una struttura ricettiva, ma un luogo nel quale poter esprimere una propria metodologia. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Il Monastero rimane riconoscibile. Il retreat può cambiare.</span></div><div>Aggiungiamo che c'è anche qualcosa di rassicurante nel fatto che questa non sia una struttura costruita per sembrare perfetta. La sua identità nasce dall'incontro fra antico e contemporaneo, fra dimensione domestica e pratiche professionali, fra vita comunitaria e momenti di solitudine.</div><div>Non è il lusso ad essere protagonista, èla qualità dell'ambiente: il privilegio di avere una casa intera per un piccolo gruppo, il tempo che si dilata, la possibilità di uscire dalla porta e trovarsi in montagna, il ritorno a una dimensione più concreta dell'ospitalità.</div><div><br></div><div>Forse proprio per questo il Monastero può risultare particolarmente adatto a chi lavora nel campo della crescita personale perché non cerca di sostituirsi all'esperienza.</div><div> La sostiene.</div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"> Quando un luogo lascia spazio a ciò che deve accadere</span></div><div>La parola “retreat” significa ritirarsi, ma non necessariamente fuggire. Può significare prendere distanza per osservare meglio: dal proprio lavoro, dalle proprie abitudini, dai ruoli quotidiani, persino dalla propria idea di sé.</div><div>Il Monastero Retreat sembra interpretare questo concetto senza trasformarlo in una promessa di trasformazione immediata. </div><div>Non garantisce che tre giorni in montagna cambieranno una vita, e questa, paradossalmente, è una delle sue qualità.</div><div>Mette a disposizione una casa, una storia, persone, pratiche, natura e tempo. Il resto non può essere programmato.</div><div>Un retreat può creare le condizioni, favorire l'ascolto, interrompere temporaneamente alcuni automatismi, far emergere domande che nella quotidianità non trovano spazio. </div><div><br></div><div>Ma ciò che accade dopo appartiene a chi attraversa quella soglia.</div><div><br></div><div>Forse è proprio questo lo spirito più interessante del Monastero, non promettere di diventare qualcun altro ma creare abbastanza spazio perché, per qualche giorno, si possa tornare a sentire chi si è, e<span class="fs14lh1-5"> farlo non in un centro impersonale ma dentro una casa che ha già cambiato più volte identità, circondata dalla montagna e abitata da persone che hanno scelto di trasformare la propria esperienza in uno spazio da condividere.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[UNA PRESENZA CUSTODE A VOCE INTERIORE-Giovanna Gentile]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i>Il diritto che protegge la bellezza dell'anima</i></b></div><div><br><div>Arriva un momento, nel cammino di ogni donna e di ogni professionista, in cui la ricerca del proprio centro interiore chiede di rispecchiarsi nella concretezza del mondo tangibile. Un punto di contatto in cui l’intuizione, la visione sottile e l’ispirazione non restano fluttuanti nell’etere, ma trovano una dimora accogliente, una struttura capace di custodirle e farle fiorire in totale sicurezza. È in questo orizzonte di sintesi perfetta che si colloca il senso profondo della partecipazione di <span class="fs14lh1-5"><b>Giovanna Gentile</b></span> alla seconda edizione di Voce Interiore.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il 25 settembre 2026</b></span>, tra gli affreschi senza tempo, le sale intrise di memoria e l'atmosfera suspended dell<span class="fs14lh1-5"><b>’Accademia dei Notturni a Bagnarola di Budrio, in provincia di Bologna</b></span>, si rinnoverà la magia di un incontro pensato per trasformare. Voce Interiore, il prestigioso format esperienziale ideato e promosso dal progetto Come Farfalle, non è semplicemente un convegno o una parentesi di formazione: è un tempio narrativo, uno spazio sacro di rispecchiamento, condivisione e rinascita. Qui, ogni donna è chiamata a specchiarsi negli occhi dell'altra, scoprendo che le proprie ferite, le proprie conquiste e i propri sogni appartengono a un’unica, grande trama collettiva. È un luogo dove la filosofia, l'energia, la creatività e la spiritualità non vivono come astrazioni teoriche o ghirigori estetici, ma diventano strumenti operativi, calati nella vita quotidiana e nell'identità d'impresa.</div><div>In questa cornice di straordinaria intensità emotiva e culturale, Giovanna Gentile sceglie di muovere i suoi passi non da una posizione distante o puramente formale, ma mettendosi al servizio dell'evento fin dal suo primissimo respiro, vestendo i panni di una vera e propria presenza custode.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Sulla soglia dell'accoglienza: </span><i class="fs14lh1-5"><b>il primo sguardo che orienta</b></i></div><div>Varcare la soglia dell'Accademia dei Notturni significherà compiere un atto di discontinuità rispetto al rumore del mondo esterno. Ad attendere le partecipanti proprio lì, sulla linea di confine dove il viaggio ha inizio, ci sarà il sorriso, il garbo e la presenza calorosa di Giovanna Gentile. Sarà lei l'energia accogliente che darà il benvenuto a ciascuna donna, curando personalmente i primissimi istanti dell'incontro e ponendo le basi per un'esperienza di profondo benessere e connessione.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Giovanna sarà la figura di riferimento che affiancherà le partecipanti nei momenti di registrazione, <span class="fs14lh1-5"><b>consegnando le iconiche Glow Bag</b></span> e offrendo con le proprie mani <span class="fs14lh1-5"><b>la copia cartacea di</b></span> questo numero del magazine <span class="fs14lh1-5"><b>INspiritualCOACHES</b></span>. Un gesto di consegna che va ben oltre la pura logistica di benvenuto: è un passaggio di testimone, un invito simbolico a sfogliare storie di coraggio, visioni di business etico ed esperienze di crescita personale. Ricevere la rivista direttamente da chi incarna quotidianamente la fusione tra rigore professionale ed empatia umana trasforma un semplice atto di accoglienza in un rito d'ingresso carico di valore e significato.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/GGAVV.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Uno Sportello d'Ascolto dedicato: </span><i class="fs14lh1-5"><b>la legge al servizio della persona</b></i></div><div>La presenza di Giovanna Gentile a Voce Interiore, tuttavia, non si esaurisce sulla soglia dei saluti iniziali. Consapevole delle sfide, delle fragilità e dei desideri di rivalsa che spesso accompagnano il cammino delle donne nel panorama professionale contemporaneo, Giovanna ha scelto di donare alla giornata uno spazio di straordinaria utilità pratica ed emotiva: <span class="fs14lh1-5"><b>uno Sportello d'Ascolto dedicato</b></span>.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per tutta la durata dell'evento, le professioniste, le imprenditrici, le operatrici olistiche e tutte le partecipanti che lo desidereranno potranno accedere a un punto di incontro riservato, protetto e privo di giudizio. In questo spazio di consultazione individuale, Giovanna metterà a disposizione la sua sconfinata competenza per offrire orientamento, spunti di riflessione e chiarezza legal-strategica su argomenti cruciali:</div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5"><b>Tutela della propria attività e gestione dei rischi</b></span>: Come proteggere le proprie idee, la propria reputazione e i propri progetti d'impresa attraverso una contrattualistica chiara, equa e lungimirante, prevenendo i conflitti prima che si manifestino.<br></li><li><span class="fs14lh1-5"><b>Parità di genere e autonomia economica</b></span>: Strumenti concreti per riconoscere e superare gli ostacoli strutturali, prevenire la violenza economica e affermare il valore del proprio lavoro con dignità e giusta retribuzione.<br></li><li><span class="fs14lh1-5"><b>Sostenibilità lavorativa e benessere relazionale</b></span>: La gestione delle dinamiche contrattuali e professionali in un'ottica di equilibrio, rispetto reciproco e tutela della persona, affinché il lavoro torni a essere un luogo di realizzazione e non di alienazione.</li></ul><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div>Questo sportello d'ascolto rappresenta un'opportunità rara all'interno di un evento esperienziale: la possibilità di tradurre i grandi temi dell'ispirazione e della consapevolezza interiore in decisioni concrete, tutelate e giuridicamente solide.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Oltre la maschera del ruolo </span>:<i> <span class="fs14lh1-5"><b>il diritto vissuto con il cuore</b></span></i></div><div>Quando nella cultura comune si evoca la figura dell'avvocato giuslavorista, la mente corre quasi spontaneamente a immagini fatte di fredda burocrazia, aule giudiziarie severe, cavilli incomprensibili e una complessa architettura di codici che sembra spesso allontanare, anziché avvicinare, le persone alla giustizia. Ma quando si incontra Giovanna Gentile, questa narrazione polverosa si sgretola all'istante.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano nel 1997 con una tesi focalizzata sul diritto del lavoro, e successivamente perfezionatasi attraverso la prestigiosa Scuola di Alta Formazione AGI "Luca Boneschi", Giovanna vanta oltre vent'anni di attiva ed eccellente professione forense. Nel corso della sua ricca carriera ha assistito imprese, lavoratori e professionisti, affrontando riorganizzazioni complesse, procedure disciplinari, welfare aziendale e tematiche legate al whistleblowing. Eppure, ciò che definisce davvero l'identità di Giovanna non è soltanto l'ampiezza del suo curriculum, ma l'attitudine profonda con cui abita la sua professione.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Da quasi vent'anni docente presso Formaterziario – Alta Scuola, Giovanna ha sviluppato una rara capacità di tradurre il linguaggio astratto della legge in concetti semplici, chiari, comprensibili e realmente utili alla vita di tutti i giorni. Il suo costante impegno al fianco dell’Associazione Donne Giuriste Italiane, della GLT Foundation, dello Sportello per il Cittadino e dello Sportello per le vittime di reato del Tribunale di Milano testimonia una vocazione autentica per la tutela dei diritti dei più vulnerabili e per la prevenzione attiva della violenza economica di genere.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per Giovanna, la rigida competenza tecnica e la profonda dimensione umana non sono due concetti scindibili, ma due facce della stessa medaglia. Nella sua visione, dietro ogni vertenza, ogni contratto, ogni vertice d'azienda o ogni vertigine d'impresa non ci sono meri adempimenti formali: ci sono anime, storie di vita, relazioni, responsabilità e scelte. Il diritto, di conseguenza, smette di essere un'arma punitiva o un mero adempimento formale per rivelarsi per ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento di civiltà, un ponte di protezione, una forma d'amore per la verità e la dignità umana.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La legge come radice di libertà e specchio di consapevolezza</span></div><div>Mantenere in armonia la nitidezza della mente, la precisione analitica e la profonda sensibilità del cuore è un'arte sottile, riservata a chi ha avuto il coraggio di lavorare a lungo su di sé. Giovanna Gentile ne incarna la tangibile certezza. La legge, quando viene raccontata, spiegata e applicata con empatia, cessa di essere un confine invalicabile che frena le ambizioni e diventa, al contrario, la radice solida da cui spiccare il volo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È la struttura invisibile e rassicurante che protegge l'autonomia d'azione, offrendo un terreno saldo e fertile su cui far fiorire i propri progetti d'impresa e di vita. Senza una solida protezione legale, anche le visioni più elevate rischiano di dispersioni o di cadere al primo soffio di vento; con la giusta tutela, la visione si fa cattedrale, la creatività diventa impresa e il talento individuale si trasforma in valore condiviso.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>In questa seconda edizione di <span class="fs14lh1-5"><i>Voce Interiore</i></span>, la presenza di Giovanna ci ricorda che la vera evoluzione personale e professionale non richiede di scegliere tra spirito e materia, tra intuizione e norma, ma esige l'integrazione sacra di entrambe le polarità. Ad attenderci a Bologna, dunque, non ci sarà la freddezza di un ruolo istituzionale, ma uno sguardo limpido capace di ascoltare e una mano esperta pronta a tutelare la verità della nostra voce.</div></div><div><br></div><div>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">GIOVANNA</span> GENTILE</b></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Avvocata giuslavorista </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Evita contenziosi, tutela la tua azienda </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Consulenza legale e prevenzione per aziende</i></span><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs12lh1"><i><br></i></span></div><div><a href="https://slgentile.it/" target="_blank" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/LOGO--1-.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.linkedin.com/in/slgentile/" target="_blank" class="imCssLink"><b><span class="cf1 cb1">LINKEDIN GIOVANNA GENTILE</span></b></a></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'EQUILIBRIO TRA DUE MONDI-Grace Mazzara & Silvana Bruno]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><i class="fs14lh1-5"><b>4 chiachiere con Grace Mazzara e Silvana Bruno</b></i></div><div><br></div><div>Il 25 settembre, all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, la seconda edizione di Voce Interiore mette in scena otto voci diverse. Una delle più attese è a due: quella di Grace Mazzara, naturopata, coach mindful e Presidente della Dharmakademy, con un passato da assistente di volo e commissario di bordo, e quella di Silvana Bruno, naturopata nutrizionista specializzata in Medicina Ayurvedica e Cronobiologia, con esperienze professionali maturate tra Cina, India e Thailandia. Insieme presentano </div><div><br></div><div>"L'equilibrio tra due mondi. Essere in performance o in essenza?", un intervento che promette di chiudere una guerra che molte donne combattono ogni giorno: quella tra il mondo che produce e quello che sente.<div><br></div><div>Le abbiamo incontrate prima dell'evento.</div></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Il titolo del vostro intervento pone una domanda molto netta: performance o essenza. Da dove nasce?</b></span><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Grace Mazzara:</b></span> Nasce dalla mia stessa vita, che di lineare ha avuto ben poco. Ho passato anni a diecimila metri di quota, imparando cosa significano davvero responsabilità, leadership, gestione degli imprevisti. </div><div>Il "mondo della performance", per me, ha un nome preciso. Ma mentre volavo fuori, la mia anima viaggiava dentro: c'era un altro mondo, invisibile e sensoriale, che mi chiamava da sempre. </div><div>A un certo punto ho smesso di scegliere tra i due e ho iniziato a farli parlare tra loro.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Silvana Bruno:</b></span> Nel mio lavoro la domanda nasce dal confronto quotidiano con le persone. Arrivano spesso convinte di dover scegliere tra prestazione e benessere, come se fossero incompatibili. Io lavoro all'incrocio tra scienza, nutrizione e discipline complementari (Ayurveda, cronobiologia, aromaterapia) proprio per dimostrare che non lo sono. </div><div>Le esperienze fatte in Cina, India e Thailandia mi hanno mostrato quante strade diverse portino allo stesso equilibrio, se solo si smette di trattarle come alternative.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Grace, cosa ti ha insegnato il "mondo della performance" che oggi usi nel tuo lavoro di coach?</b></span></div><div>Il rigore, soprattutto. Gestire un equipaggio significa gestire persone, emozioni e imprevisti insieme, senza margine di errore. Oggi applico lo stesso rigore per accompagnare le persone a risvegliare la propria consapevolezza, attraverso naturopatia, biorisonanza che legge quello che le cellule "sussurrano" e la legge di attrazione, per allineare pensiero, emozione e realtà. </div><div>Non sto parlando di new age spicciola ma di un vero metodo, applicato a un materiale diverso.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/SilvanaGrace.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Silvana, tu parli di "marketing sensoriale" come ponte tra i due mondi. Tradotto per chi non mastica il gergo: cosa significa in pratica</b></span>?</div><div>Significa smettere di vendere solo un prodotto o un servizio e iniziare a costruire un'esperienza che parla al corpo prima che alla testa: un profumo, un ritmo, un gesto che comunicano coerenza tra quello che dici e quello che fai sentire. </div><div>Nel mio lavoro uso oli essenziali, massaggio ayurvedico psicosomatico, tecniche di respirazione: strumenti concreti per migliorare energia, concentrazione, gestione dello stress. </div><div>Il marketing sensoriale applica la stessa logica al lavoro di ogni giorno: è il ponte che permette di restare in ascolto del proprio organismo, invece di ignorarlo fino al crollo.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>L'evento parla soprattutto a un pubblico di imprenditrici. A chi si rivolge in particolare il vostro intervento?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Grace Mazzara</b></span>: All'imprenditrice che ha costruito tutto da sola e oggi fatica a fermarsi, perché fermarsi le sembra un lusso che non può permettersi.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Silvana Bruno</b></span>: A chi guida un team, gestisce clienti, produce risultati &nbsp;e nel farlo si dimentica di essere anche un organismo con dei ritmi propri. Non è un intervento per "concedersi una pausa": è per imparare a lavorare meglio restando integre.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Se doveste tradurre "essere in performance" contro "essere in essenza" in una scelta concreta e quotidiana, quale sarebbe?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Grace Mazzara</b></span>: È la differenza tra rispondere a una mail alle undici di sera perché "si deve" e fermarsi un attimo a chiedersi cosa provi davvero in quel momento. La performance risponde sempre. L'essenza, a volte, dice di no.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Silvana Bruno:</span></b></span> Per me è ascoltare i propri ritmi biologici invece di forzarli. La cronobiologia ci dice che non tutte le ore sono uguali per il corpo: lavorare contro il proprio orologio interno è la forma più silenziosa di autosabotaggio che conosca.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Cosa si porteranno a casa le partecipanti dopo la vostra sessione?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">Grace Mazzara</span></b></span>: La certezza che non devono più scegliere tra i due mondi, ma imparare a farli dialogare. Il vero successo nasce proprio quando smettono di farsi la guerra.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>Silvana Bruno</b></span>: Strumenti pratici, non solo ispirazione. Vogliamo che chi esce dalla nostra sala abbia qualcosa da usare lunedì mattina, non solo da ricordare con affetto.</div></div><div><br></div><div>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">GRACE</span> MAZZARA</b></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Dott.ssa Grace, naturopata olistica e docente CONI. </i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Scienza e natura per il tuo benessere a 360°<br></i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Presidente della Dharmakademy Scuola superiore di formazione</i></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Inizia qui</b></span><span class="fs12lh1-5">⤵️</span></div><div><span class="cb1"><span class="cf1"><b class="fs12lh1-5"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/naturopatiabygracemazzara?locale=it_IT" target="_blank" class="imCssLink">FACEBOOK</a></span> &nbsp;&nbsp;</b></span><span class="cf1"><font><b><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.instagram.com/grace.mazzara/" target="_blank" class="imCssLink">ISTAGRAM</a></span></b></font></span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">SILVANA </span>BRUNO</b></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Naturopata e Master Ayurveda<b><br></b></i></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><i>Ti aiuto a ritrovare il tuo equilibrio naturale</i></span></div><div><font><div><span class="fs12lh1-5"><i>Salute consapevole, ogni giorno</i></span></div><div><div><b><span class="fs12lh1-5">Inizia qui</span></b><span class="fs12lh1-5">⤵️</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 cb1"><b><a href="https://www.facebook.com/Silvanatao?locale=it_IT" target="_blank" class="imCssLink">FACEBOOK</a> &nbsp;&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/dssasilvanabruno/" target="_blank" class="imCssLink">INSTAGRAM</a></b></span></div></font></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LAURA MERIO-La sensibilità, con i piedi per terra]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTALeft">Nel panorama della crescita personale c'è un problema, con l'Alta Sensibilità: se ne parla quasi sempre con un microfono acceso su un incenso. Frasi che scivolano dritte nell'aristocrazia percettiva, "io sento di più, io capisco cose che gli altri neanche vedono", &nbsp;come se un sistema nervoso sovraccarico fosse un titolo nobiliare anziché, semplicemente, un modo di elaborare gli stimoli.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><i>LaMerio,la coach del mese di settembre non ci sta!</i></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Eccovi <span class="fs14lh1-5"><b>Laura Merio counselor sistemica, Self-Compassion Coach, professionista specializzata in Alta Sensibilità oltre che mBIT Coach, formatrice e SpiritualCoach,</b></span> il curriculum arriva subito. </div><div class="imTALeft">Il primo gesto del suo lavoro è togliere l'aureola a un tratto temperamentale che di aureole, negli ultimi anni, ne ha ricevute anche troppe.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Le abbiamo lasciato la parola. <span class="fs14lh1-5">Ecco il suo ritratto che comincia, non a caso, con una precisazione.</span></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><img class="image-3" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Laura1.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 ff1"><span class="cf1">Una precisazione, prima di tutto</span></span></div><div class="imTALeft">Essere una Persona Altamente Sensibile non rende più profonde, più empatiche, più evolute, più intuitive o, genericamente, migliori degli altri. Significa avere un tratto temperamentale associato a una maggiore sensibilità nell'elaborazione degli stimoli e delle informazioni. Da lì in poi comincia la persona: la sua storia, il carattere, l'ambiente in cui è cresciuta, le esperienze, le risorse sviluppate, le ferite, le scelte.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Trovo questa distinzione fondamentale, perché intorno all'Alta Sensibilità si è costruita negli anni anche una narrazione molto gratificante con affermazioni che suonano così - noi sentiamo di più, percepiamo ciò che gli altri neppure vedono - praticamente una specie di aristocrazia percettiva con sistema nervoso sovraccarico. </div><div class="imTALeft">A me interessa molto poco. Mi interessa capire come funziona questo tratto e, soprattutto, che cosa ce ne facciamo nella vita reale.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Sono curiosa, parecchio. Leggo molto, studio molto e tendo a voler capire cosa c'è sotto le cose: le spiegazioni confezionate mi annoiano abbastanza in fretta, specie quando riguardano gli esseri umani. E davanti a quelle troppo spiritualizzate ho lo stesso identico problema.</div><div class="imTALeft">Arrivo da una formazione originaria decisamente poco mistica: sono laureata in Scienze Politiche. Poi la vita ha allargato parecchio il campo — Counseling Sistemico, Self-Compassion, coaching, PNL, neuroscienze, mBIT, HeartMath, Alta Sensibilità. Continuo a studiare perché considero la competenza una forma di rispetto verso le persone con cui lavoro. E perché, appunto, sono curiosa. Quella parte temo sia incurabile.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><div><span class="cf1"><span class="fs26lh1-5 ff1">Milano, Bruxelles,</span></span><span class="cf1"><span class="fs26lh1-5 ff1"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14lh1-5">e il privilegio di cambiare prospettiva</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Milano è stata a lungo casa mia. Nel 2008 mi sono trasferita a Bruxelles e sono diventata expat, &nbsp;un cambiamento che ha modificato profondamente il mio modo di guardare l'identità. Quando cambi Paese scopri abbastanza rapidamente quante cose consideravi "te stessa" e quante appartenevano invece al paesaggio, alle abitudini, alla lingua, perfino al modo in cui compravi il pane. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Vivere altrove insegna in fretta che molte cose che chiamavamo "normali" erano semplicemente quelle a cui eravamo abituati: un ottimo esercizio quotidiano di ridimensionamento dell'ego, per chi lavora con percezioni e interpretazioni.</span></div><div data-line-height="1"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div data-line-height="1"><span class="fs14lh1-5">Sono anche madre, e la maternità ha aggiunto un altro livello alla mia conoscenza dei confini, della presenza, della responsabilità e della distanza tra la teoria e la vita vera. </span><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs14lh1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sulla carta siamo tutti molto evoluti. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Poi arriva una mattina qualunque, siamo stanchi, qualcuno ha bisogno di noi mentre avremmo bisogno di cinque minuti di silenzio e lì comincia la parte interessante.</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Se dovessi raccontarmi attraverso immagini ci sarebbero probabilmente il mare, molta luce, una casa bianca, finestre aperte, spazio. Curiosamente vivo a Bruxelles, città splendida alla quale il concetto di "molta luce" andrebbe spiegato con una certa pazienza. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Forse desideriamo anche ciò che ci riequilibra.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Amo gli spazi che permettono di respirare, le parole essenziali, le persone con cui si può stare senza occupare continuamente il silenzio. Amo leggere, molto. Amo il pane e la focaccia, possibilmente quelli seri, e il cioccolato amaro con il sale: la dolcezza mi piace di più quando conserva una punta che la renda interessante. Forse vale anche per il mio lavoro.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Il mio claim è "L'Alta Sensibilità prende Forma." Forma, per me, significa uscire dalla descrizione del tratto e vedere come quella sensibilità entra concretamente nella vita: nel modo in cui lavoriamo, in cui scegliamo le persone, in cui mettiamo confini, in cui interpretiamo ciò che accade, in cui ci assumiamo la responsabilità delle nostre reazioni, in cui impariamo a stare nel mondo senza doverlo continuamente ridurre perché sia sopportabile. Conoscersi serve a vivere con maggiore libertà, non a costruire una gabbia identitaria più raffinata.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Continuo a fare lo stesso lavoro su di me. Continuo a cambiare idea, a scoprire parti di me, ad avere punti ciechi, a studiare. Per questo faccio fatica a immaginare un fantomatico "passo finale" della crescita personale: preferisco l'idea di una forma che evolve, abbastanza definita da darci un centro, abbastanza viva da poter cambiare.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Mi interessa accompagnare le persone verso una conoscenza di sé che possa essere vissuta, oltre che compresa. Una sensibilità che trovi il proprio ritmo. Una gentilezza capace di reggere anche le verità scomode. Una spiritualità che sappia stare dentro una giornata normale. Accoglienza, sì. Gentilezza, moltissima. Comprensione, sempre più profonda. E una certa disponibilità a guardarci con affetto, mentre smettiamo di raccontarcela.</span></div></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><img class="image-4" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Laura3.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 ff1"><span class="cf1">Sensibile, io?</span></span></div><div class="imTALeft">Per molti anni avrei faticato a definirmi sensibile. Ero quella forte, diretta, capace di tenere il punto, quella che poteva sembrare dura, altezzosa, perfino aggressiva. Ho sempre camminato a testa alta e con la schiena dritta, una postura che spesso veniva letta come distanza o superbia. La sensibilità c'era già, naturalmente: aveva solo trovato forme meno riconoscibili.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">A un certo punto ho cominciato ad abbassarla, quella testa. Pensavo fosse umiltà. Era soprattutto adattamento.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa che oggi porto anche nel mio lavoro: ciò che siamo e ciò che gli altri leggono di noi possono essere due storie parecchio diverse, e passare la vita a correggere la prima sulla base della seconda può costare caro. Oggi mi porto per il mondo, umilmente, a testa alta. E la sensibilità che ho riconosciuto in me ha poco a che vedere con l'immagine delicata e rarefatta della persona sensibile: ha carattere, ironia, contraddizioni. A volte anche un pessimo umore.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">La sensibilità, del resto, non ha sempre l'aspetto che ci aspettiamo. Può esserci dietro una grande fermezza, dentro un'ironia tagliente, in chi ha imparato molto presto a proteggere ciò che sente mostrando al mondo una superficie più coriacea. Forse anche per questo diffido della rappresentazione un po' zuccherosa delle persone sensibili.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 ff1"><span class="cf1">L'Alta Sensibilità, spiegata senza incenso</span></span></div><div class="imTALeft">Quando parlo di Alta Sensibilità parto dal funzionamento: gli studi sul tratto, l'elaborazione profonda delle informazioni, la responsività agli stimoli e al contesto, la sovrastimolazione, la sensibilità emotiva, la capacità di cogliere sottigliezze. Poi porto tutto nella vita quotidiana perché sapere di essere altamente sensibili può finalmente dare un nome a esperienze che per anni sembravano incomprensibili, riconoscere il proprio ritmo, organizzare meglio energie e stimoli, costruire confini più adeguati.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">E può diventare anche un'etichetta molto comoda. Su questo sono piuttosto poco accomodante.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">"Ho bisogno dei miei spazi perché sono PAS" può descrivere un bisogno reale, oppure diventare una maniera elegante per evitare il confronto. "Percepisco subito le persone" può raccontare una raffinata capacità di cogliere segnali sottili, oppure trasformarsi con sorprendente facilità in "ho già deciso chi sei senza conoscerti". </div><div class="imTALeft">"Assorbo tutto" può indicare una forte responsività al contesto, oppure diventare il motivo per attribuire sistematicamente agli altri la responsabilità di ciò che proviamo.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Il tratto spiega una parte del nostro funzionamento. La consapevolezza ci chiede di occuparci di ciò che facciamo con quella parte — ed è qui che, per me, comincia il lavoro interessante.</div><div class="imTALeft">Uno dei rischi che vedo nel modo in cui viene raccontata l'Alta Sensibilità è trasformare la comprensione in giustificazione. Capire perché reagisco in un certo modo mi offre informazioni preziose, informazioni che diventano materiale con cui posso scegliere, modulare, imparare, assumermi la responsabilità delle mie azioni.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Essere molto sensibile agli stimoli può spiegare perché una situazione sociale mi esaurisca: sta a me imparare a gestire il mio livello di attivazione e comunicare i miei bisogni. Cogliere moltissimi dettagli nelle relazioni può rendermi particolarmente attenta: richiede anche la capacità di distinguere ciò che osservo da ciò che interpreto. Sentire intensamente può amplificare la ricchezza dell'esperienza: richiede strumenti per stare dentro quell'intensità senza consegnarle automaticamente il volante.</div><div class="imTALeft">E soprattutto, l'Alta Sensibilità non offre alcun lasciapassare per la chiusura, la rigidità o il giudizio. Possiamo essere PAS e giudicanti. PAS e autocentrate. PAS e convinte che la nostra lettura delle persone sia l'unica possibile. Siamo esseri umani: il tratto non ci conferisce immunità dalle nostre parti meno eleganti. Questa, per me, è una prospettiva molto più rispettosa dell'Alta Sensibilità di qualunque idealizzazione.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><img class="image-5" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Laura4.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs26lh1-5 ff1"><span class="cf1">Anche la Self-Compassion ha la spina dorsale</span></span></div><div class="imTALeft">La Self-Compassion è uno dei fondamenti del mio lavoro e, prima ancora, del mio modo di stare con me stessa. Mi interessa perché è concreta: ha poco a che fare con l'indulgenza e moltissimo con il modo in cui scegliamo di trattarci mentre attraversiamo una difficoltà, sbagliamo qualcosa, ci sentiamo inadeguate.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Per una persona altamente sensibile questo passaggio può essere decisivo. Quando percepisci molto ed elabori in profondità, puoi diventare altrettanto sofisticata nel rivolgere tutto questo verso te stessa: la voce critica, in certe persone sensibili, possiede un curriculum impressionante.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Trattarsi con compassione significa riuscire a stare dalla propria parte anche quando ciò che vediamo di noi ci piace poco. Significa poter dire "capisco perché ho reagito così" e, qualche secondo dopo, aggiungere "ora vediamo cosa posso farne". La gentilezza verso di sé, quando è solida, regge molto bene la verità — anzi, spesso permette finalmente di guardarla. Quando smetto di usare la vergogna per correggermi, posso osservare con più lucidità i miei automatismi, le rigidità, le strategie che un tempo mi hanno protetta e che oggi magari complicano la vita a me e a chi mi sta vicino.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Questa è la Self-Compassion che mi interessa. Ha calore. E ha struttura.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Sono anche SpiritualCoach e formatrice in questo ambito, ma la parola spiritualità mi appartiene solo se mantiene un discreto contatto con il pianeta Terra. Mi interessa ciò che amplia la nostra capacità di dare senso all'esperienza, di riconoscere connessioni, di coltivare presenza. </div><div class="imTALeft">Poi arriva il lunedì mattina con una relazione difficile, un conflitto professionale, un confine da mettere, una decisione che scontenterà qualcuno, una nostra reazione decisamente poco illuminata. È lì che voglio vedere cosa resta della spiritualità.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Ho bisogno di una dimensione spirituale che possa sedersi al tavolo con il pensiero critico, il corpo, la conoscenza scientifica e la realtà quotidiana, senza che nessuno venga mandato fuori dalla stanza. Forse perché ho una formazione iniziale in Scienze Politiche e una mente che continua a cercare nessi, contesti e sistemi. Forse perché sono counselor sistemica. Forse, semplicemente, perché le spiegazioni che funzionano soltanto quando tutto va bene mi sembrano poco interessanti.</div><div class="imTALeft">Come counselor sistemica guardo alle persone dentro le loro relazioni e i loro contesti, osservo ciò che accade tra le parti, il modo in cui una persona costruisce significati, le strategie che ha imparato e che continua a usare anche quando hanno esaurito la propria funzione. </div><div class="imTALeft">Come Self-Compassion Coach porto attenzione alla relazione che ciascuno costruisce con se stesso. Come professionista specializzata in Alta Sensibilità lavoro perché un tratto così pervasivo possa essere conosciuto, integrato e modulato. </div><div class="imTALeft">Tre prospettive che, nel mio modo di lavorare, finiscono per diventare una sola.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><img class="image-6" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Laura2.png"  title="" alt=""/><br></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">Ho poca passione per le ricette universali. Una persona arriva con una storia, un sistema nervoso, un contesto, delle risorse, dei limiti, una fase precisa della propria vita: il mio lavoro parte da lì. Mi piace pensare all'accompagnamento come alla costruzione di una mappa — la persona porta il territorio, io porto competenze, strumenti, uno sguardo allenato e la capacità di vedere connessioni che, quando siamo immersi nella nostra storia, diventano difficili da distinguere. Poi la strada rimane sua. È un aspetto del counseling che amo profondamente: il rispetto per l'autonomia della persona.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft">E siccome per me la gentilezza può stare nella stessa stanza del carattere: ho un modo diretto di chiamare le cose con il loro nome, l'ironia mi salva spesso dalla tentazione di prendermi troppo sul serio, e accogliere comprende anche saper dire "guarda che qui qualcosa stona".</div><div class="imTALeft"> La cura può avere confini. La sensibilità può avere struttura. La gentilezza può avere spina dorsale.</div><div class="imTALeft"><span class="cf1"><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5 cf1"><b>&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1"><br></span></b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><b><span class="cf1">LAURA</span> MERIO</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Counselor Sistemico &amp; Self-Compassion Coach </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5">Specializzata in Alta Sensibilità e Persone Altamente Sensibili (PAS) &nbsp;</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5"><span class="fs12lh1-5">mBIT Coach</span> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5"><b>Inizia qui⤵️</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5 cf1 cb1"><b><a href="https://www.linkedin.com/in/laura-merio/" target="_blank" class="imCssLink">LINKEDIN Profilo di Laura</a></b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1-5 cf1 cb1"><b><a href="https://www.lauramerio.com/" target="_blank" class="imCssLink">SITO WEB lauramerio.com</a></b></span></div><div class="imTALeft"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LA PARTNERSHIP CHE PORTA VOCE INTERIORE IN TV]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001E"> 	 	 	<style type="text/css"> 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		h1 { margin-bottom: 0.21cm; background: transparent; page-break-after: avoid } 		h1.western { font-family: "Liberation Serif", serif; font-weight: bold; font-size: 24pt } 		h1.cjk { font-size: 24pt; font-family: "NSimSun"; font-weight: bold } 		h1.ctl { font-family: "Lucida Sans"; font-size: 24pt; font-weight: bold } 		p { line-height: 115%; margin-bottom: 0.25cm; background: transparent } 	</style> &nbsp;<div class="imTACenter"><i><b><span class="fs14lh1-5">Come un'emittente storica e un evento che rifiuta la logica della passerella si sono trovati a condividere gli stessi valori.</span><br></b></i></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTALeft">C'è un momento, nella vita di ogni progetto che funziona davvero, in cui qualcuno che sta fuori decide di entrarci dentro. Non per raccontarlo da lontano, con la distanza professionale di chi osserva un fenomeno passare, ma per starci in mezzo, con le telecamere accese e il nome della propria testata speso per intero. È quanto accade quest'anno tra <span class="fs14lh1-5"><b>Telemontecarlo e Voce Interiore, l'evento firmato Come Farfalle</b></span> che il 25 settembre porterà, nelle sale affrescate dell'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, la sua seconda edizione.<div><br></div><div>La notizia, spogliata di ogni enfasi, è questa: Telemontecarlo ha scelto di affiancare <span class="fs14lh1-5"><b>Simona Beffa e Luana De Carlo</b></span>, le due fondatrici del progetto, riconoscendole come rappresentanti autentiche dell'imprenditoria femminile italiana, e sarà presente all'evento di Bologna. </div><div>Dietro questa semplicità c'è però una scelta editoriale che merita di essere raccontata per ciò che è realmente: non una sponsorizzazione come tante, ma il riconoscimento pubblico di un modo di fare impresa costruito, edizione dopo edizione, con pazienza e senza scorciatoie.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Un metodo nato per essere vissuto, non ascoltato</span></div><div>Il racconto completo di <span class="fs14lh1-5"><b>Voce Interiore, nata il 27 maggio all'Abbazia di Mirasole</b></span> e arrivata ora, il 25 settembre, alla seconda edizione tra le sale affrescate dell'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, trova ampio spazio in questo stesso numero. Qui basti un richiamo essenziale: la giornata resta fedele al proprio claim,<span class="fs14lh1-5"><i> "Ogni donna è specchio dell'altra"</i></span>, e alla propria filosofia esperienziale, dentro una community che continua a crescere edizione dopo edizione.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Anche il profilo di Simona Beffa e Luana De Carlo, le due fondatrici di Come Farfalle, è raccontato per esteso altrove in questo magazine. Qui vale la pena ricordare solo l'essenziale: due percorsi professionali diversi, il project management per Simona, il web marketing e l'organizzazione eventi per Luana, convergono in un'unica intuizione, quella di un evento pensato come infrastruttura di relazioni durature, non come semplice intrattenimento.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È dunque &nbsp;in questo contesto che si inserisce la decisione di Telemontecarlo, la storica emittente italiana che ha costruito il proprio nuovo palinsesto attorno a due direttrici precise:<span class="fs14lh1-5">produzioni a forte vocazione femminile ed</span><span class="fs14lh1-5"> una rinnovata offerta sportiva, distribuite su una strategia multicanale che va dal 242 del digitale terrestre, visibile in chiaro su tutto il territorio nazionale, al 244 riservato alle smart TV, fino a Video App Italy e allo streaming web. </span></div><div>Un dettaglio tutt'altro che marginale perchè <span class="fs14lh1-5"><b>questo significa che la storia di Come Farfalle non resterà confinata</b></span> a un pubblico già sensibile a questi temi, ma arriverà anche a una platea generalista, quella che normalmente non incrocia il racconto dell'imprenditoria femminile fuori dagli spazi che già parlano quella lingua. </div><div>Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di una linea editoriale dichiarata, quella che porta l'emittente a scegliere di raccontare e non semplicemente di inquadrare donne che fanno impresa in modo non convenzionale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"> </div><div>Affiancare Simona e Luana significa, per Telemontecarlo, dare un volto concreto a quella vocazione: due imprenditrici che non vendono un format, ma un metodo verificato sul campo, edizione dopo edizione, sponsor dopo sponsor, community dopo community.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ed è un ecosistema che, guardato da vicino, racconta da solo la solidità del progetto. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Attorno a Voce Interiore si è costruita nel tempo una rete fatta di partnership editoriali e commerciali che spaziano da TipItaly a Salustri Photography, da Erbe Cilento ad Alì Gioielli, oltre a un sistema di collaborazioni pensate su più livelli, dalla piccola realtà locale fino all'azienda strutturata, ciascuna con una contropartita concreta: presenza nei materiali dell'evento, partecipazione al racconto video, interviste riservate, biglietti per i propri collaboratori. </div><div>Non è visibilità pubblicitaria nel senso tradizionale del termine, ma partecipazione reale a una giornata che genera contenuti, relazioni e ritorno concreto per chi vi investe. &nbsp;<span class="fs14lh1-5">È dentro questa rete, non accanto ad essa, che Telemontecarlo ha scelto di inserirsi, non come un marchio che presta il proprio nome, ma come un partner che condivide l'impianto valoriale del progetto.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/TelemonteCarloFarfalle.png"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Perché questa alleanza merita attenzion</span></div><div>E' senza ombra di dubbio che vi sia qualcosa di estremamente significativo nel fatto che una testata televisiva scelga di stare, con le proprie telecamere, dentro una giornata che rifiuta esplicitamente la logica dello spettacolo e della passerella. </div><div>Significa riconoscere che il valore, oggi, non sta più necessariamente dove si accendono i riflettori più grandi, ma dove si costruisce qualcosa capace di resistere oltre la durata di un singolo evento. </div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Per le imprenditrici che parteciperanno</b></span> al 25 settembre, <span class="fs14lh1-5"><b>essere raccontate da un'emittente nazionale non è un dettaglio di cornice</b></span>, è la conferma che il proprio lavoro fatto di reti, di fiducia costruita nel tempo, di scelte non urlate, ha un valore che va oltre la cerchia di chi già lo conosce.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il 25 settembre, tra gli affreschi originali dell'<span class="fs14lh1-5"><b>Accademia dei Notturni</b></span>, Telemontecarlo racconta dall'interno una community che si è fatta strada senza clamore, un'edizione alla volta, e lo fà accanto alle due donne che quella strada l'hanno tracciata per prime. </div><div>È un'alleanza che, a guardarla bene, dice qualcosa non solo su Come Farfalle, ma sul modo in cui l'informazione sceglie, sempre più spesso, di guardare all'imprenditoria femminile: non più come a un tema da trattare una volta l'anno in occasione di una ricorrenza, ma come a un pezzo di realtà che merita di essere seguito con continuità, fino in fondo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per chi segue questo magazine da tempo, e ha già incontrato Simona e Luana nelle pagine degli scorsi numeri, questa notizia ha il sapore di una conferma più che di una sorpresa: la stessa coerenza che le due fondatrici chiedono alle imprenditrici con cui lavorano, costruire prima le fondamenta, poi lasciare che la visibilità arrivi come conseguenza naturale, è oggi riconosciuta da chi, per mestiere, di visibilità se ne intende. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Non capita spesso che un'emittente televisiva scelga di specchiarsi in un progetto invece di limitarsi a illuminarlo.......Il 25 settembre, a Voce Interiore, accade anche questo.</div></div><div class="imTACenter"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'ARCHETIPO IN SCENA-quando un'identità smette di nascondersi]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000022"><div class="imTACenter"><b class="fs14lh1-5"><i>Nel mondo del personal branding, c'è una domanda che quasi nessuno fa più: cosa succede se scavi davvero, invece di scegliere un filtro? </i></b></div><div data-line-height="1" class="lh1"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena Salustri, fotografa</b></span>, e <span class="fs14lh1"><b>Claudia Giampaoli, consulente di Brand Identity</b></span>, hanno costruito un workshop attorno a questa domanda e lo porteranno il 25 settembre a Bologna, tra gli affreschi dell'Accademia dei Notturni, dentro Voce Interiore, l'evento che ha fatto della frase "ogni donna è specchio dell'altra" il proprio manifesto. </div><div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><br></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1">Si chiama </span><span class="fs14lh1"><b>"L'archetipo in scena" </b></span><span class="fs14lh1">e mette insieme un test dal nome </span><span class="fs14lh1"><b>ArchéVia</b></span><span class="fs14lh1"> e un obiettivo fotografico, per vedere cosa resta quando smetti di recitare una parte e inizi a occuparne una che è già tua.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs26lh1 ff1"><b><span class="cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1"><b><br></b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Partiamo da una parola abusata. "Archetipo" oggi lo trovi ovunque, spesso svuotato di senso. Cosa significa davvero per voi, in questo lavoro?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Claudia</b></span>: Per me è uno strumento, non un'etichetta. Il test ArchéVia non dice a una persona "tu sei questo", le offre una chiave per leggere valori, attitudini, modi di esprimersi che magari già usa senza saperli nominare. Il rischio, quando la parola circola troppo, è che diventi un costume da indossare per sembrare più interessanti. Io lavoro nella direzione opposta: uso l'archetipo per togliere, non per aggiungere. Aiuta a capire cosa nel modo di comunicare di una persona è già coerente, e cosa invece è rumore, sovrastruttura, imitazione di qualcun altro.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena, tu entri nel processo dopo il test. Cosa cambia, dal punto di vista fotografico, quando chi hai davanti conosce già il proprio archetipo prima di mettersi in posa?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena:</b></span> Cambia la direzione dello sguardo. Normalmente, in un servizio fotografico, la persona guarda me cercando conferma, chiedendomi "va bene così?" e io traduco quello che vedo. Qui invece la persona ha già una consapevolezza propria da portare davanti all'obiettivo, magari attraverso un oggetto, un simbolo, un gesto che sceglie lei. Il mio lavoro si sposta: non costruisco più un'immagine dal nulla, l'accompagno verso qualcosa che la persona ha già deciso di mostrare. È una differenza sottile ma si vede nel risultato: le foto non sembrano scattate a qualcuno, sembrano scattate con qualcuno.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Il rischio evidente di un lavoro sugli archetipi è finire per fabbricare un personaggio invece di rivelare una persona. Come lo evitate, in pratica?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Claudia</b></span>: Restando ancorate ai dettagli reali della vita della persona, non alla suggestione dell'archetipo. Se il risultato del test indica un'energia, che so, più ribelle o più custode, il lavoro vero comincia dopo: dove questo si è già manifestato nella sua storia professionale? In quali scelte concrete? Se non trovo esempi reali, vuol dire che sto proiettando un'immagine invece di leggerne una. È un controllo che mi impongo sempre.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena:</b></span> E fotograficamente il tranello è simile: se inseguo l'archetipo come categoria estetica attraverso pose, luci, colori "da eroina" o "da saggia", &nbsp;ottengo uno stereotipo, non un ritratto. Il momento in cui una foto funziona davvero è quando la persona, guardandola, riconosce se stessa, non un ruolo. Per questo lavoro molto sulla relazione prima di alzare la macchina fotografica: se manca quella, l'archetipo resta un'idea astratta, disegnata sopra a qualcuno anziché insieme a lui.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Selena-e-Claudia.png"  title="" alt=""/><br></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Le vostre due discipline, il branding e la fotografia, non nascono per parlare la stessa lingua. Vi è mai capitato di essere in disaccordo su come restituire l'identità di qualcuno?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Claudia</b></span>: Sì, e trovo che sia il punto di forza del workshop, non un problema da nascondere. Io lavoro più per parole, categorie, coerenza strategica. Selena lavora per luce, sguardo, presenza fisica. A volte quello che per me è "coerente sulla carta" sul viso di una persona, davanti a un obiettivo, non regge, e lì mi fido del suo occhio più del mio schema.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena:</b></span> Vale anche il contrario. Ci sono momenti in cui una foto mi convince esteticamente, ma Claudia nota che quella posa, quello sguardo, raccontano un'energia diversa da quella emersa nel percorso. In quei casi si rifà. Non è un compromesso al ribasso: è la prova che il metodo tiene, perché nessuna delle due lavora per conto proprio.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>C'è una parte del vostro lavoro insieme, in questo percorso specifico, di cui non parlate abbastanza spesso?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena:</b></span> Il tempo del silenzio, prima dello scatto. Le persone si aspettano che il workshop sia fatto soprattutto di parole, il test, il confronto, la spiegazione. Ma il momento più rivelatore è spesso quello in cui smettono di parlare e restano semplicemente ferme davanti a me, con il simbolo che hanno scelto in mano. Lì si vede se hanno davvero integrato quello che è emerso, o se lo stanno ancora recitando.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Claudia</b></span>: Aggiungerei la fatica di chi partecipa. Non è un'esperienza comoda come si potrebbe pensare da fuori. Capire quali parti della propria immagine pubblica sono autentiche e quali sono difese costruite nel tempo richiede di guardarsi con un minimo di distanza critica. Non tutti arrivano pronti a farlo, e va bene così: fa parte del percorso.</div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Cosa vorreste restasse, a chi partecipa, una volta uscito dal workshop?</b></span></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Claudia:</b></span> Che l'autenticità non è un tono di voce da adottare né un colore da scegliere per il proprio sito. È un lavoro di riconoscimento, spesso scomodo, che però una volta fatto semplifica tutto quello che viene dopo: cosa dire, come dirlo, quali immagini usare.</div><div data-line-height="1" class="lh1 imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b>Selena:</b></span> E che una buona fotografia non deve sembrare costruita per essere efficace, anzi, più è costruita, meno funziona. Il mio augurio è che chi esce dal workshop guardi le proprie foto, vecchie o nuove, e sappia dire con certezza quali lo raccontano davvero. Non è un dettaglio tecnico ma è la differenza tra un'immagine che comunica e una che semplicemente occupa spazio.</div></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b><span class="cf1">CLAUDIA</span> GIAMPAOLI</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1">LaGiampa | Identità Visiva &amp; Comunicazione<br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1">Non creo solo grafiche, Creo Riconoscibilità.</span></div><div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1">Se sei pronto a ricominciare con un’identità che parla davvero di te…</span></div></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1"><b>SEGUIMI SU INSTAGRAM</b></span><span class="fs12lh1"> </span><span class="fs12lh1 cb1"><a href="https://www.instagram.com/claudiagiampaoli_lab/" target="_blank" class="imCssLink">claudiagiampaoli_lab </a></span></div><div class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1"><b><span class="cf1">SELENA</span> SALUSTRI</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1">Salustri Photography | Brand-Foto-Eventi<br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1">Aiutiamo imprenditrici in evoluzione a riconoscersi nella propria immagine e comunicarla con autenticità<br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1"><b>SEGUICI SU INSTAGRAM</b></span><span class="fs12lh1"> <span class="cb1"><a href="https://www.instagram.com/salustri_photography/" target="_blank" class="imCssLink">@salustri_photography</a></span></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs12lh1"><b>SITO WEB</b></span><span class="fs12lh1"> </span><span class="fs12lh1 cf1 cb1"><a href="https://www.salustrifoto.it/" target="_blank" class="imCssLink">salustrifoto.it</a></span></div><div class="imTALeft"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/?l-archetipo-in-scena-quando-un-identita-smette-di-nascondersi</link>
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			<title><![CDATA[SORELLANZA UN CORNO-Basta con il finto buonismo tra donne]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div class="imTALeft"><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5">Nessuno parla mai di quanto sia difficile avere amicizie femminili solide vere leali durature nel tempo , e non parlo di quelle che ti porti dietro dai banchi di scuola, parlo di quelle nuove, delle donne che incontri mentre vivi e mentre la vita ti sfida. Donne diverse di cultura, di età, di ceto sociale, di valori, di esperienze di vita, eppure specchi preziosi in cui ti rifletti e ti ritroverai.</b></div><div data-line-height="1" class="lh1 imTACenter"><b class="fs12lh1"><br></b></div><div class="imTACenter"><b class="fs12lh1-5">Ecco questa pagina nasce da questo mio grande desiderio concreto, permettere ad ogni donna di ritrovarsi, perchè nascere donna in questo secolo è a mio avviso un grande dono ma anche una grande responsabilità a cui ognuna di noi è chiamata a rispondere e a lasciare traccia di sè nel mondo</b></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs26lh1-5 ff1"><b><span class="cf1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></span></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Prima di iniziare: il patto</span><div>Come avrai compreso dal titolo ho scelto un tema scomodissimo, ma chi mi conosce lo sa, non sono una coach spirituale comoda, d'altronde la nostra Anima non ama le comodità ama evolvere nella scomodità ama farci fare esperienza ama ricordarci chi siamo non chi crediamo di essere.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quindi sali a bordo e partiamo subito perchè <span class="fs14lh1-5">Se ti ho incuriosita e ti sei fermata , probabilmente è perchè il titolo ti ha attirata.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Può darsi ti abbia infastidita, o forse hai tirato un sospiro di sollievo pensando: "Finalmente qualcuno lo ammette e ne parla!"</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>A prescindere da ciò che ti ha mossa a soffermarti, sappi che nulla capita a caso, pertanto accomodati prendi il tuo posto, ma apri il tuo cuore per andare oltre ciò che sussurrerà la tua mente, &nbsp;e ti assicuro opporrà resistenza durante il viaggio.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>La nostra mente, guidata da un inconscio che ha un unico scopo di proteggerci, crede di avere sempre ragione e non ama essere contraddetta figuriamoci cambiare; p<span class="fs14lh1-5">ertanto il mio scopo inizialmente sarà creare caos sano dove c'è in te un finto ordine, al fine di farti non cambiare idea, non è questo lo scopo ,ma portare la tua consapevolezza su un tema di cui si sente parlare tanto, soprattutto in questi ultimi tempi, ed a mio avviso con troppa leggerezza, e poi chissà magari aiutarti, con le mie parole, a vedere con occhi nuovi la prossima donna che incontrerai.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/sorellanza2.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Una parola troppo abusata</span></div><div>Perchè vedi anche questo tema, la sorellanza, va prima visto poi smantellato per poi ricostruire una vera sana struttura dove la sorellanza tra donne fatta di presenza di autenticità di verità ma anche di accettazione dell'altra si esprima con la consapevolezza che siamo tutte diverse tutte uniche ma anche tutte il riflesso l'una dell'altra.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Questa non è solo una rubrica ma un luogo dove ogni mese lasceremo fuori dalla porta i sorrisi di forma, frasi fatte e quella finta solidarietà femminile che troppo spesso ci raccontiamo per sentirci parte di un branco,p<span class="fs14lh1-5">rotette, viste, accettate e riconosciute da quelle amiche che spesso sono in realtà solo conoscenti e a volte neanche quello.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Sarai d'accordo con me che il termine "Amicizia" venga spesso abusato e mascherato da bisogni non dichiarati, &nbsp;con t<span class="fs14lh1-5">utti a parlare di sorellanza di sti tempi, ma siamo oneste: ma di che sorellanza stiamo parlando? sorellanza un corno. </span><span class="fs14lh1-5">Almeno per come la vedo io, basta guardarci in giro per vedere le donne come sono per la maggior parte messe.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ma prima facciamo un pò di chiarezza, <span class="fs14lh1-5">Amo l'etimologia delle parole e stando </span><span class="fs14lh1-5">alla Treccani, sorellanza deriva dall'unione in</span><span class="fs14lh1-5"> latino</span><span class="fs14lh1-5"> di </span><span class="fs14lh1-5"><i>sorso</i></span><span class="fs14lh1-5"> con il suffisso </span><span class="fs14lh1-5"><i>anza, </i></span><span class="fs14lh1-5"> usato per formare nomi di azione, pertanto sorellanza va ad intendersi unione di sangue e di affetto.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>In italiano, il termine "Sorellanza" è rimasto confinato per secoli a un significato puramente biologico (il legame di sangue tra figlie degli stessi genitori) o religioso (le suore in convento). Diventò poi un concetto sociale e politico solo negli anni '70 del Novecento, quando i movimenti femministi tradussero dall'inglese lo slogan "Sisterhood is powerful" (La sorellanza è potente)</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nata per essere un'alleanza radicale e di lotta, nel tempo la "sorellanza" è stata sbiadita, addomesticata e ridotta a un cliché spirituale o commerciale. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ci hanno convinte che significhi "dobbiamo essere tutte amiche, andare d'accordo e sorriderci sempre".</div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il vero prezzo dell'amicizia</span></div><div>Hai presente la frase " la vera amica si presenta con il badile senza fare domande " spesso la si dice senza darle peso quando in realtà ne ha parecchio.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Fammi capire l'amicizia per te va oltre i tuoi valori ? Quindi se per te il valore della vita è imprescindibile tu che fai ? Sei pronta a passarci sopra per un'amica?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Questo è il grande inganno del finto buonismo, farci credere che per essere amiche dobbiamo sorvolare sui nostri valori ma non solo, addirittura sul nostro sentire. <span class="fs14lh1-5">Non so tu ma io ho perso amiche per aver compreso che non erano più allineate a me, alla mia energia, al mio senso dell'amicizia, non con litigi ma con nuove consapevolezze.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Che poi diciamocelo la vera amicizia è amore senza sesso, si amore nella sua espressione più vera e più integra, m<span class="fs14lh1-5">a la storia ci insegna che non è mai stato così.</span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/sorellanza1.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Le radici arcaiche della rivalità</span></div><div>La verità biologica e arcaica è che sotto il velo della finta solidarietà femminile si nasconde il nostro istinto di sopravvivenza.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per millenni, il patriarcato ha messo le donne in competizione l'una contro l'altra per l'accesso alle risorse, alla protezione e al riconoscimento di quell'uomo, inconsciamente riconosciuto come il capo branco.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>La rivalità tra donne non è innata: è un trauma culturale tramandato di generazione in generazione custodito gelosamente nelle nostre memorie cellulari. <span class="fs14lh1-5">Oggi facciamo fatica a essere sorelle se non per bisogno. </span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ci uniamo quando c'è da consolarci nel dolore, quando una di noi soffre, perché la sofferenza altrui non ci minaccia, anzi ci è familiare ci fa sentire appartenenti a un sistema; q</span><span class="fs14lh1-5">uando chiudiamo relazioni e siamo sole e abbiamo bisogno di una spalla su cui piangere, un cestino emozionale a cui mandare audio interminabili, un'alleata di baldorie per quando scatterà in noi la voglia di rimetterci in gioco.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ma poi se improvvisamente una incontra l'uomo giusto " l'altra attiverà la propria parte inconscia dedita alla sopravvivenza" e cosa farà ? Instillerà dubbi nell'amica fortunata, ricorderà esperienze passate e con esse dolori antichi propri e dell'altra amica.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Quando la maschera cade</span></div><div>Inoltre cosa succede quando una donna intorno a noi brilla? Quando ottiene il successo, la libertà o la felicità che noi desideriamo?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quando la vedi innamorata o che finalmente ha una linea invidiabile o ha il dono della maternità che a te è stato negato ?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Beh nella maggior parte dei casi lì la maschera cade, anzi direi si frantuma a terra, e meno male dico io. &nbsp;Ecco che s<span class="fs14lh1-5">catta l'invidia, il giudizio sussurrato alle spalle, il finto complimento che nasconde il veleno.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ci hanno insegnato che tra donne bisogna fare rete, che siamo tutte sorelle, ma smettiamo di raccontarcela, tra sorelle di sangue spesso neanche ci sia parla più.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Toglimi una curiosità:</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quante volte hai assistito a un complimento caloroso fatto sul viso o sul look di un'altra donna, seguito da un commento tagliente non appena si è girata? Quante volte hai sentito la stretta allo stomaco dell'invidia camuffata da ammirazione?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quante volte ti sei detta " si va beh ma lei è fortunata!"</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quante volte hai ricevuto confidenze anche scomode e poi le hai divulgate o peggio le hai usate con la stessa che te le aveva fatte per toccare i suoi punti deboli?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Si lo so a questo punto mi stai quasi odiando ma ricordi il patto ? Cuore aperto e no giudizio.......</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il lato ombra che va illuminato</span></div><div>Sappi che questa non è cattiveria: è sopravvivenza arcaica che però va vista e trasformata, non utilizzata quando ti fa comodo.</div><div>È il nostro lato ombra che bussa alla porta ma che chiede di esser visto integrato e trasmutato, insomma illuminato.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Secoli di condizionamenti e di competizione ci hanno erroneamente convinte che le risorse siano limitate, che se un'altra donna brilla, toglierà luce a noi. <span class="fs14lh1-5">Così, per paura, ci guardiamo con sospetto. Ci uniamo quando c'è da consolarci nel dolore, ma facciamo una fatica tremenda a festeggiare sinceramente il successo di un'altra.</span></div><div><br></div><div>C'è un sassolino che mi voglio togliere subito così partiamo trasparenti fin dall'inizio: i<span class="fs14lh1-5">n questa rubrica non faremo finta che vada tutto bene. Andremo a scavare nelle radici di queste paure, senza entrare in ambito psicologico ma solo osservandole da un piano archetipo, simbolico ma altrettanto potente, fidati.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Guarderemo in faccia la rivalità, i blocchi energetici e le credenze limitanti che ci tengono separate e isolate nei nostri gusci di diffidenza generando scarsità invece che gratitudine e abbondanza.</div><div><br></div><div>Ti accompagnerò Verso una sorellanza vera, <span class="fs14lh1-5">Preparati sarà un viaggio a tratti scomodo.</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ti provocherò, ma ti prometto che lo farò tenendoti la mano, per portarti verso una scelta consapevole: quella di una sorellanza nuda, autentica e vera. </div><div>Non perché "si deve", ma perchè lo si vuole, con senso di coerenza e amore per se stesse e le altre donne.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Ricorda:</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Siamo tutte Luce che chiede espansione permettiamoci di brillare senza farci ombra</b></span></div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/sorellanza3.jpg"  title="" alt=""/><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il compito di questo mese</span></div><div>Prima di salutarci voglio lasciarti un'azione e tre domande su cui riflettere questo mese in attesa del prossimo appuntamento</div><div><br></div><div>Compra un diario che ti ispiri , nei colori nelle immagini, sarà un compagno di viaggio prezioso vedrai, <span class="fs14lh1-5">e poi trova uno spazio tranquillo e rispondi con totale onestà, non a me ma a te stessa, a queste sole tre domande:</span></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5"><i>Quando è stata l'ultima volta che ho fatto un complimento di circostanza a un'altra donna senza sentirlo davvero nel cuore?</i></span></li><li><span class="fs14lh1-5"><i>Cosa provo dentro di me (invidia, fastidio, senso di inferiorità oppure gioia empatia ) quando vedo una donna che realizza esattamente il sogno che è il mio?</i></span></li><li><span class="fs14lh1-5"><i>Cosa significa per me oggi, la parola "Sorellanza"? È un obbligo morale o un desiderio reale?</i></span><br></li></ul></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Osserva ciò che arriva senza giudizio e poi ascoltati … potresti stupirti di ciò che emerge.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div><div class="imTALeft"><b><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;</span></b></div></div><div><div><b><span class="fs14lh1-5 cf1">CRISTINA</span><span class="fs14lh1-5"> </span><span class="fs14lh1-5">COGOI</span></b><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Spiritual Coach Iniziatica </b></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Accompagno le donne a ritrovare sé stesse, oltre le maschere, le paure e le credenze limitanti.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le guido ad uscire da ciò che la mente chiama crisi , scoprendo &nbsp;e liberando il proprio talento e allineandolo allo scopo di vita.</span></div></div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs12lh1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><b>Inizia qui⤵️</b></span><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://linktr.ee/cristina.cogoi66" target="_blank" class="imCssLink"><span class="cf1 cb1">linktr.ee/cristina.cogoi66</span></a></span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/?sorellanza-un-corno-finto-buonismo-tra-donne</link>
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			<title><![CDATA[VOCE INTERIORE-Ogni donna è lo specchio dell'altra]]></title>
			<author><![CDATA[Redazione]]></author>
			<category domain="https://magazine.spiritualcoaches.it/blog/index.php?category=INspiritualCOACHES_SETTEMBRE"><![CDATA[INspiritualCOACHES SETTEMBRE]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imTALeft"><div><div data-line-height="1.5" class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5"><br></span></b></div><div data-line-height="1.5" class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">Il 25 settembre 2026, all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, Voce Interiore torna a interrogare il significato della crescita personale attraverso un viaggio fatto di relazioni, arte, filosofia, energia e presenza.</span></b></div><div data-line-height="1.5" class="imTACenter"><b><span class="fs14lh1-5">Dopo Milano, Bologna non replica un format ma ne sviluppa la visione.</span></b><br></div><div data-line-height="1"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Ci sono momenti in cui ci accorgiamo che abbiamo imparato a fare quasi tutto attraverso uno schermo. Lavorare, studiare, comunicare, costruire relazioni, raccontarci. La tecnologia ha moltiplicato le possibilità e accorciato le distanze, ma ha prodotto anche una domanda difficile da ignorare: cosa accade a quelle esperienze che hanno bisogno della presenza fisica per accadere davvero?</span><br></div><div data-line-height="1" class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Uno sguardo che incontra un altro sguardo. Una conversazione che nasce senza essere stata programmata. Un silenzio condiviso. La possibilità di ascoltare una storia non attraverso un post, ma dalla voce di chi quella storia l'ha vissuta.</span><br></div><div data-line-height="1" class="imTALeft"><br></div><div class="imTALeft"><span class="fs14lh1-5">Per chi lavora nella crescita personale, nel benessere, nella formazione e nelle professioni della relazione, non sono dettagli marginali. La qualità della presenza fa parte del lavoro stesso. Le tecniche possono essere indispensabili, ma è il modo in cui una persona sta nella relazione a determinarne spesso l'efficacia.</span></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">È dentro questa tensione fra connessione digitale e bisogno di autenticità che torna Voce Interiore, il progetto ideato da Come Farfalle, con Simona Beffa e Luana De Carlo, in programma il 25 settembre 2026 all'Accademia dei Notturni di Bagnarola di Budrio, in provincia di Bologna.</span></div><div data-line-height="1"><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma per comprendere perché INspiritualCOACHES abbia scelto di accompagnare questa nuova edizione come Media Partner, bisogna fare un passo indietro. Perché questa storia, per il magazine, non comincia a Bologna.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Bologna1.jpg"  title="" alt=""/><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><blockquote><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Raccontare ciò che genera valore</span></div><div>Nella prima edizione milanese, ospitata all'<strong data-start="2561" data-end="2581">Abbazia Mirasole</strong>, SpiritualCOACHES aveva sostenuto il progetto di <strong data-start="2631" data-end="2664">Simona Beffa e Luana De Carlo</strong> come sponsor, riconoscendone il valore umano e professionale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quell'incontro ha rappresentato l'inizio di una relazione che oggi evolve in una nuova forma.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Con l'edizione bolognese, infatti, <strong data-start="2858" data-end="2939">INspiritualCOACHES Magazine diventa Media Partner ufficiale di Voce Interiore</strong>. Non si tratta soltanto di accompagnare un nuovo appuntamento, ma di continuare a seguire un progetto che nel frattempo ha sviluppato la propria visione, mantenendo intatta la domanda dalla quale era partito: come possiamo creare spazi nei quali la crescita personale torni a essere, prima di tutto, esperienza umana?</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per un magazine che osserva il mondo del coaching, delle discipline olistiche, della formazione e dello sviluppo umano con uno sguardo culturale, raccontare Voce Interiore significa allora seguire un percorso che mette in relazione persone, idee ed esperienze.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Non soltanto documentare ciò che accade, ma interrogarsi sul perché alcune esperienze meritino di essere raccontate.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È una scelta editoriale che nasce dalla condivisione di una stessa idea: la crescita personale non appartiene soltanto alle tecniche, ai metodi o alle discipline. Appartiene anche alla cultura degli incontri, alla qualità delle relazioni e alla capacità di creare contesti nei quali le persone possano riconoscersi.</div><div>È su questo terreno comune che si incontrano oggi <strong data-start="4006" data-end="4028">INspiritualCOACHES</strong> e <strong data-start="4031" data-end="4048">Come Farfalle</strong>.</div><div>E da qui diventa possibile comprendere davvero il significato della nuova tappa bolognese.</div><div><br></div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Da Milano a Bologna: non una replica, ma un'evoluzione</span></div><div>Per comprendere Bologna bisogna tornare, brevemente, a Milano.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Il percorso di Voce Interiore ha preso forma nella primavera del 2026 all'Abbazia Mirasole, dove la prima edizione era stata pensata per donne imprenditrici e professioniste desiderose di riscoprire la propria autenticità e trasformarla in una risorsa personale e professionale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ma Bologna non è la ripetizione di quella giornata.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Cambiano il luogo, il programma, le collaborazioni e le persone coinvolte. Rimane invece la convinzione fondamentale: la crescita personale non è necessariamente un percorso solitario. Può diventare un processo relazionale, costruito attraverso l'ascolto reciproco e la possibilità di riconoscersi nell'esperienza dell'altra.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È proprio questa continuità di visione, più che quella del format, a raccontare la maturazione di Voce Interiore.</div><div>E qui emerge uno degli aspetti più interessanti del progetto, la capacità di evolvere senza perdere la propria anima.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-2" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Bologna5.jpg"  title="" alt=""/></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs26lh1 cf1 ff1"><br></span></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Quando il sapere diventa esperienza</span></div></div><div><div>Nel mondo della crescita personale siamo ormai circondati da strumenti, metodologie, percorsi e tecniche. Il rischio, inevitabile, è che la formazione finisca per coincidere con l'accumulo di contenuti.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Voce Interiore sceglie un'altra strada.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>La filosofia di Come Farfalle parte da una domanda molto concreta: cosa succede quando ciò che sappiamo viene realmente attraversato dall'esperienza?</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>L'obiettivo dichiarato per l'edizione bolognese è utilizzare <strong data-start="4805" data-end="4892">filosofia, energia e spiritualità come strumenti pratici per imparare ad ascoltarsi</strong>, creando uno spazio nel quale pensiero, emozione, corpo e relazione possano dialogare. Non una spiritualità astratta, dunque, né un percorso esclusivamente teorico, ma una dimensione nella quale la persona viene coinvolta nella sua interezza. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>È una prospettiva particolarmente interessante per chi lavora professionalmente con le persone.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Coach, counselor, operatori olistici, professionisti della relazione e della formazione conoscono bene la distanza che può esistere fra conoscere uno strumento e saperlo utilizzare con presenza. Per questo sviluppo personale e sviluppo professionale non sono mondi separati: si alimentano reciprocamente.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Ed è qui che il <strong data-start="5594" data-end="5616">benessere olistico</strong> smette di essere una categoria generica e diventa una prospettiva: considerare la persona non come somma di competenze, ma come insieme di pensiero, corpo, emozioni, relazioni e storia.</div></div><div><div><br></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Ogni donna è lo specchio dell'altra</span></div></div><div><div>Il cuore di Bologna è racchiuso in una frase semplice:<strong data-start="5900" data-end="5942" class="fs14lh1-5">«Ogni donna è lo specchio dell'altra».</strong></div></div><div><div>Non è uno slogan ma la chiave di lettura dell'intera esperienza.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Lo specchio ha una funzione particolare perchè non ci mostra soltanto ciò che già conosciamo, può far emergere qualcosa che da soli non riuscivamo a vedere.</div></div><div><div>Una storia può risvegliare un ricordo. Una testimonianza può illuminare una parte rimasta nell'ombra. Una domanda può aprire una strada che non avevamo considerato.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>È questo il senso più profondo del riconoscimento reciproco proposto da Voce Interiore: non cercare nell'altra un modello da imitare, ma una possibilità di vedere meglio sé stesse. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Anche le protagoniste dell'edizione bolognese sono coerenti con questa impostazione. Provengono da percorsi differenti e attraversano ambiti diversi: comunicazione, naturopatia, arte, consulenza, professioni legali e creative. Il loro ruolo non è quello di consegnare una formula da replicare, ma di mettere a disposizione un'esperienza.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div><strong data-start="6887" data-end="6925">«Il palco è loro. La rotta è tua.»</strong></div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><strong data-start="6887" data-end="6925"><br></strong></div></div><div><div>È una frase che contiene una precisa idea di leadership autentica: ascoltare chi ha percorso una strada senza confondere l'ispirazione con l'imitazione. Nessun percorso personale può essere copiato. Può soltanto essere riconosciuto. </div></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-3" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Bologna6.jpg"  title="" alt=""/></div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs26lh1 cf1 ff1"><br></span></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">L'Accademia dei Notturni: quando il luogo diventa parte dell'esperienza</span></div></div><div><div>La scelta della location non è secondaria.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>L'<strong data-start="7321" data-end="7347">Accademia dei Notturni</strong>, a Bagnarola di Budrio, viene descritta nei materiali di presentazione come una villa capace di far varcare la soglia di un tempo sospeso. Gli affreschi originali custodiscono una storia che continua a vivere nella sua bellezza. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>È una scelta coerente con la natura di Voce Interiore.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Un'esperienza dedicata alla consapevolezza non può essere separata dal luogo nel quale avviene. Gli spazi, la luce, l'architettura, ciò che incontriamo entrando in una stanza contribuiscono alla qualità della nostra attenzione.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>In questo senso la bellezza non è scenografia. Diventa una presenza.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>E in un'epoca nella quale quasi tutto sembra progettato per accelerare, entrare in un luogo storico può diventare anche un gesto culturale: concedersi un ritmo diverso, sottrarsi per qualche ora alla logica della continua sollecitazione e tornare a percepire ciò che accade intorno a noi.</div></div><div><div><br></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Il viaggio come metodo</span></div></div><div><div>A Bologna anche il programma assume la forma di un viaggio.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Si comincia con <strong data-start="8365" data-end="8379">«La Porta»</strong>, l'accoglienza che segna il passaggio dal quotidiano all'esperienza. Poi arrivano le <strong data-start="8465" data-end="8494">«Connessioni che contano»</strong>, un momento di networking che non viene concepito come semplice raccolta di contatti, ma come possibilità di creare relazioni. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Differenza tutt'altro che marginale per chi lavora nel mondo professionale.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Il <strong data-start="8747" data-end="8773">networking consapevole</strong> non consiste nell'accumulare biglietti da visita o profili LinkedIn. Consiste nel chiedersi quale relazione può nascere da un incontro reale, quale collaborazione può svilupparsi da una conversazione e quale prospettiva può emergere dal confronto con qualcuno che possiede una storia diversa dalla nostra.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Dopo la fase iniziale, il percorso si apre.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Il programma propone workshop e sale esperienziali differenti: <em data-start="9189" data-end="9212">Brilla e non fermarti</em> con Lucia Perfetti; <em data-start="9233" data-end="9255">L'archetipo in scena</em> con Selena Salustri; <em data-start="9277" data-end="9305">L'equilibrio tra due mondi</em> con Silvana Bruno e Grace Mazzara; <em data-start="9341" data-end="9389">Dalla voce alle emozioni per comunicare meglio</em> con Bianca Simone; <em data-start="9409" data-end="9424">Il tuo spazio</em> con Daniela Micali; <em data-start="9445" data-end="9466">Donna allo specchio</em> con Fulvia Follin. Nel secondo giro delle sale, <em data-start="9515" data-end="9553">Leggere la voce della propria storia</em> con Giovanna Gay sostituisce il percorso della terza sala. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Prima e dopo questo percorso trovano spazio altri momenti: il workshop <em data-start="9723" data-end="9756">Brava da sola. Indomita insieme</em> di Elisa Felisatti, <em data-start="9777" data-end="9797">Il tuo nord sei tu</em> di Barbara Boaglio, le storie di successo di Alessandra Rosa e Jenny Felici, fino alla pausa del <em data-start="9895" data-end="9917">Convito delle radici</em> e all'<em data-start="9924" data-end="9950">Elisir di mezza giornata</em>. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Non esiste quindi un'unica traiettoria.</div></div><div><div>Esistono direzioni possibili.</div></div><div><div>Ed è proprio questa libertà a rendere il percorso personale.</div></div><div><div class="imTACenter"><img class="image-4" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Bologna4.jpg"  title="" alt=""/></div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs26lh1 cf1 ff1"><br></span></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">L'arte come linguaggio della relazione</span></div></div><div><div>C'è poi un elemento che attraversa il progetto senza occupare necessariamente il centro della scena: l'arte.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Nel programma bolognese compare già all'inizio, con <strong data-start="10332" data-end="10352">«Voce in colore»</strong>, e torna nel percorso attraverso l'esperienza <em data-start="10399" data-end="10420">Donna allo specchio</em>. </div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>L'arte, in questa prospettiva, non serve semplicemente ad abbellire un'esperienza. Può diventare uno strumento per dare forma a ciò che non sempre riesce a essere detto, ed è<span class="fs14lh1-5"> una logica perfettamente coerente con l'impianto di Come Farfalle: creare condizioni nelle quali l'esperienza possa essere attraversata anche attraverso il corpo, l'immaginazione e la percezione.</span></div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs14lh1"><br></span></div></div><div><div>E il finale rende esplicita questa dimensione.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>All'uscita della villa, una tela attende le partecipanti: <strong data-start="10979" data-end="11003">«Riflessi condivisi»</strong>. Ognuna è invitata a lasciare un segno del proprio passaggio, trasformando un gesto individuale in un'opera collettiva, questa è<span class="fs14lh1-5"> forse la metafora più concreta dell'intero progetto.</span></div></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">Dalla crescita personale alla comunità</span></div></div><div><div>Qui il discorso diventa interessante anche per il mondo professionale.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Per <strong data-start="11340" data-end="11363">donne imprenditrici</strong>, professioniste e per chi opera nel settore della crescita personale, la relazione non è soltanto una dimensione privata. Può generare collaborazioni, nuove idee, alleanze, occasioni professionali e forme diverse di leadership.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Ma perché questo accada, il networking deve prima tornare a essere relazione.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Come Farfalle sembra muoversi proprio in questa direzione: non concentrare tutto nell'intensità di una singola giornata, ma alimentare connessioni capaci di proseguire nel tempo, creando possibilità professionali, umane e personali. </div></div><div><div>È una prospettiva che interessa anche il mondo del <strong data-start="11997" data-end="12009">coaching</strong>, dello spiritual coaching e delle discipline olistiche dove lo sviluppo professionale non può essere completamente separato dal modo in cui una persona abita il proprio percorso umano.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Prima delle tecniche viene la presenza.</div></div><div><div>Prima della performance viene la consapevolezza di ciò che si sta portando nella relazione.</div></div><div><div>Prima del risultato viene, forse, la domanda su chi vogliamo essere mentre lo raggiungiamo.</div></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://magazine.spiritualcoaches.it/images/Bologna10.jpg"  title="" alt=""/></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs26lh1 cf1 ff1"><br></span></div></div><div><div><span class="fs26lh1-5 cf1 ff1">La voce che continua il cammino</span></div></div><div><div>Forse la cosa più interessante di Voce Interiore è che non promette una risposta definitiva.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Propone piuttosto uno spazio.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Uno spazio per ascoltare. Per confrontarsi. Per osservare ciò che accade quando una storia incontra un'altra storia. Per scoprire che la crescita personale non è fatta soltanto di tecniche, corsi e strumenti, ma anche di sguardi, domande, silenzi, luoghi e relazioni.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>La metafora dello specchio torna allora al punto di partenza.</div></div><div><div><strong data-start="14006" data-end="14045">Ogni donna è lo specchio dell'altra</strong> non significa che l'altra debba dirci chi siamo. Significa che, attraverso l'altra, possiamo intravedere qualcosa che prima non riuscivamo a riconoscere.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Questa è la forma più concreta di trasformazione: non diventare qualcun'altra, ma tornare a vedere con maggiore chiarezza chi siamo.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Il 25 settembre, all'Accademia dei Notturni, il viaggio di Voce Interiore ripartirà da qui. Da una porta da attraversare, da una relazione da costruire, da una storia da ascoltare, da una stanza nella quale fermarsi.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>E da una tela sulla quale lasciare un segno.</div></div><div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div><div>Perché alla fine, se la crescita è davvero sviluppo umano, ciò che portiamo via da un'esperienza non è soltanto ciò che abbiamo imparato, è<span class="fs14lh1-5"> ciò che abbiamo riconosciuto i</span><span class="fs14lh1-5">n noi e</span><span class="fs14lh1-5">, qualche volta, negli occhi di un'altra donna.</span></div></div></blockquote><div><span aria-hidden="true"></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 22:00:00 GMT</pubDate>
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